Problemi della transizione 1980
Riforma dello stato e azione di governo
si è messa in evidenza l ’ opportunità, per un ’ area forte, qual ’ è quella bolognese, di saper cogliere, nell ’ azione del governo, l ’ intreccio che passa tra sviluppo economico e risvolti so ciali dello sviluppo. Il nucleo fondamentale di riflessione affrontato in quella sede è consistito nel tema della qualità dello sviluppo e della vi ta nell ’ area urbana, nella questione «città». Non solo. Si è cercato anche di aprire un ul teriore campo di riflessione a proposito delle modificazioni istituzionali che devono riguar dare il Comune nel momento in cui si aprono, per l ’ Ente locale, problemi connessi alla sua natura di soggetto di programmazione. Richiamo questa esperienza istituzionale co me antecedente «politico», a livello istituzio nale, di questo seminario e per sottolineare al tresì che la discussione di questi giorni ha die tro di sè, in qualche modo, un terreno già ara to. Mi pare che sia sempre più evidente, sia sul versante istituzionale, sia nella realtà delle grandi organizzazioni di massa, che noi comu nisti siamo impegnati in una rilettura del siste ma di alleanze che è certamente un aspetto qualificato, un dato di forza della nostra pecu liarità politica ma che oggi, per fronteggiare la crisi, non può non essere rimeditato per met terlo in grado di aprirsi alle domande sociali nuove poste dalla crisi. Penso, parlando di do mande sociali nuove, a quei «soggetti sociali» che dalla crisi sono posti in una situazione cri tica, di esclusione, se non di emarginazione, dalla vita della città e dalla logica dello svilup po capitalistico. Certo, ha ben ragione Luciano Lama, a sot tolineare come nella nostra realtà ci sia un in treccio tra produttività sociale complessiva del sistema e produttività aziendale e dell ’ impresa; ma è anche vero che noi siamo di fronte alla necessità di compiere un balzo in avanti, nella stessa azione di governo, per favorire una ri composizione unitaria programmata, social mente qualificata delle risorse pubbliche e pri vate. Il nodo dell ’ «austerità» reclama, anche da noi, questa capacità di adeguamento per accorciare le distanze che separano gli uffici di democrazia rappresentativa dal mondo dell ’ economia, della finanza, del credito, della scuola, della cultura, dell ’ informazione. Non abbiamo pretese dirigistiche, nè è no stra una concezione centralistica e burocratica della programmazione; ma è aperto il proble ma di avere un rapporto preventivo e più rav vicinato tra sistema «pubblico» e sistema «pri vato». La nostra linea di ricerca, forse questa è una
lacuna della preparazione del seminario, ha, nella nostra realtà, interlocutori qualificati che non sempre noi riusciamo a sollecitare con continuità e con attenzione. Ad esempio gli ambienti intellettuali che ruotano attorno alla rivista «Il Ragno», e che compongono una fer vida realtà critica del mondo cattolico bolo gnese, sono tra i più sensibili alle tematiche della crisi attuale della società, ai problemi della qualità dello sviluppo, dell ’ austerità co me scelta di cambiamento;, ebbene qui si apre un terreno di confronto e di ricerca che per parte nostra va sollecitato con grande impegno e coraggio intellettuale. L ’ ultimo punto di riflessione che desidero porre in evidenza riguarda il problema della ri forma democratica dello Stato. E in atto una vera e propria offensiva neo-centralistica che ha, però, caratteri nuovi; non è solo un ripri stino del passato, di una concezione gerarchica e iugulatoria del rapporto tra apparati centrali e sistema delle autonomie locali e della Regio ne. Si cerca oggi di far passare una linea che considera le Regioni ed i Comuni come agen zie di spesa, mero braccio esecutivo di una mente che è altrove. Questa offensiva può es sere facilitata anche da un nostro impaccio a tenere aperta una indispensabile «fase costi tuente» in grado di rilanciare con continuità la prospettiva ideale e politica dello Stato- ordinamento come accettazione armonica di una eguale dignità costituzionale degli Enti politici di governo e di programmazione che compongono lo Stato democratico, che inner vano la democrazia progressiva. E questo un punto di teoria fondamentale della «terza via» che, grazie alle esperienze sedimentate nella realtà bolognese e dell ’ Emilia Romagna, può avere, qui, senza presunzioni municipali o provinciali, una fase inedita di «laboratorio» ideale e politico tutt ’ ajtro che velleitario. Il de finitivo superamento del riformismo «pada no» passa anche qui. È un salto di qualità quello che ci attende anche per superare una certa fatica «ammini strativa» che, qua e là, ha tarpato e rischia di tarpare il nostro slancio rinnovatore. Si entra, affrontando questi temi, nel campo teorico della crisi dello «stato fiscale», delle questioni della legittimazione della funzione pubblica e dello Stato, temi peculiari del dibat tito che impegnano, nell ’ occidente capitalisti- co, le forze di sinistra e che passa attraverso le socialdemocrazie, i vari partiti comunisti, il campo di forze che ruota attorno al filone di pensiero del cattolicesimo democratico.
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