Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
Mercato del lavoro e riqualificazione del tessuto produttivo
— affinamento capacità gestionale; — maggiore rilevanza della gestione finanzia ria e creditizia sulle imprese; — indispensabile formazione della cosiddetta «tecnostruttura»; — innovazioni tecnologiche; — investimenti; — ricerca scientifica e tecnologica. Per affrontare questi problemi la struttura imprenditoriale, fondamentale monocratica, dovrà trasformarsi in direzione collegiale. Anche in molte piccole imprese dell ’ Emilia- Romagna cioè si assisterà alla formazione di quella che Galbraith ha chiamato «tecnostrut tura ». Sappiamo tutti che la fase critica nella vita di una impresa è quella del passaggio della di mensione piccola o piccola-media a quella me dio o medio-grande. Dall ’ imprenditore che gestisce in prima per sona o con un ristretto gruppo di collaboratori fidati gli affari amministrativi, finanziari, pro duttivi, di mercato, si passa ad una «tecno struttura» tanto più forte mano mano che au menta la dimensione dell ’ impresa. Il problema di fondo, s ’ intende, non è quello della grandezza della impresa, ma essenzial mente la qualità più elevata di direzione che i problemi nuovi pongono. Sul lato delle dimensioni d ’ impresa, non vo gliamo cadere nel gigantismo, come non cre diamo neppure che il decentramento produtti vo, l ’ economia sommersa, le piccole dimensio ni, all ’ impatto con i problemi dei mutati rap porti di scambio internazionali, delle innova zioni tecnologiche, degli investimenti, dell ’ evoluzione del mercato, della competitivi tà internazionale, finiranno con il prevalere. Per quanto attiene il decentramento siamo sempre stati contrari a considerarlo un feno meno patologico, in quanto, in molti casi, cor risponde a processi di specializzazione, di dif fusione dell ’ imprenditorialità che sono un fat to positivo. Dobbiamo sottolineare però in questi ultimi anni il sopravvento in alcuni settori (vedi indu stria delle costruzioni, caratterizzata da una diminuzione degli addetti e da una qualifica zione delle cosiddette «imprese») di fenomeni patologici tendenti a penalizzare l ’ « impresa organica» ed i processi di industrializzazione, di ammodernamento tecnologico, di investi mento. Quanto incida su questo aspetto l ’ orienta mento della spesa pubblica oppure le scelte della programmazione regionale, è una analisi
di Giancarlo Pasquini Nel mio intervento desidero soffermarmi su due argomenti: 1) Riqualificazione del tessuto produttivo; 2) Mercato del lavoro. Sul primo punto - Dopo la trasformazione della nostra economia da agri cola-industriale in industriale-agricola degli anni ’ 50 (con forti elementi di integrazione tra primario e secondario), gli anni dello sviluppo e quelli del consolidamento, la nuova frontiera degli anni ’ 80 è rappresentata dalla riqualifica zione del tessuto produttivo della nostra regio ne, caratterizzato da piccola industria, artigia nato e cooperazione. Siamo generalmente riluttanti ad una espan sione ulteriore del terziario (anche se di quello superiore o direzionale); è più confacente con la tradizione e la natura della sinistra, Vau- mento della base produttiva. Dobbiamo però essere consapevoli che, sen za condividere tesi quali il cosiddetto «plafo- namento» che assumono oggettivamente il si gnificato di porre limiti fisici allo sviluppo ed alla produzione delle imprese che non possono essere accettate, nella nostra Regione si pone essenzialmente il problema della qualità dello sviluppo e non quello della quantità. L ’ ideale sarebbe riuscire a collegare la quali tà nuova dello sviluppo economico (terziario superiore a sostegno della qualificazione delle attività produttive) della nostra Regione, con l ’ impegno in direzione del Mezzogiorno e del riequilibrio regionale. Occorre avere consapevolezza profonda dei processi e delle modificazioni che interverran no nel tessuto della minore impresa, indotti da una serie di elementi: — evoluzione del mercato nazionale ed inter nazionale;
184
Made with FlippingBook - Online catalogs