Problemi della transizione 1980

Mercato del lavoro e tessuto produttivo

strato un importante sviluppo quantitativo e qualitativo, specie negli ultimi anni, più per necessità che per scelta razionale. Le forti di versità esistenti nelle esperienze, nei metodi di gestione, nelle potenzialità economiche tra set tore e settore, tra impresa ed impresa e tra zo na e zona dimostrano la dipendenza culturale, tecnologica ed economica che la cooperazione ha tuttora nei confronti del mondo esterno. Le sollecitazioni provocate dalla crisi economica, dalle continue modificazioni dei mercati, dal rincaro dei costi delle materie prime, dalle dif ficoltà a reperire crediti dal sistema finanziario esterno, hanno favorito lo sprigionarsi di ener gie interne rimaste finora inespresse che, però, non si sono trasformate compiutamente in ter mini innovativi e propositivi, nè hanno pro dotto una moderna e coerente cultura di movi mento. Per questi motivi si rende necessario mettere a disposizione delle imprese strumenti tecnolo gicamente avanzati che servano da supporto alla conoscenza dei mutamenti della realtà economica e sociale ed alla individuazione di più avanzati criteri di gestione. Tre sono gli aspetti che, nella divisione glo bale, assumono interesse predominante: il pri mo è costituito dalla dinamica interna del si stema aziendale, espressa dalle interazioni tra i sottosistemi che lo costituiscono (finanziario, produttivo, di controllo ecc.); il secondo è da to dalle relazioni che legano il sistema azienda le e il microsistema economico nel quale è inse rito e nel quale avvengono gli interscambi con gli altri sistemi aziendali; il terzo è rappresen tato dal coordinamento, selezione e formazio ne degli operatori aziendali, necessario per l ’ analisi dei fenomeni che interessano non solo il funzionamento del sistema aziendale ma an che quello più vasto dell ’ economia e dell ’ orga nizzazione sociale. L ’ Emilia-Romagna, pur essendo una delle regioni industrialmente più avanzate e, certa mente, è la regione italiana che registra il più alto tasso di sviluppo di nuova imprenditoria (piccola e media impresa, artigianato, coope razione) è però, in forte ritardo nel campo del lo sviluppo della strumentazione ad alto livello di servizio alle imprese. In questo comparto la ragione è tributaria nei confronti delle regioni del triangolo industriale. I problemi della consulenza aziendale, dell ’ analisi finanziaria, economica e di merca to delle aziende e dei settori, della formazione dei quadri ad alto livello direzionale non sono affrontati o sono soggetto di iniziative scarsa

mente incidenti ed insufficientemente qualifi cate. Non esiste in Emilia-Romagna una società che si occupi organicamente di economia, or ganizzazione e direzione aziendale. E vero che la dimensione piccola-media del le nostre imprese ha reso apparentemente me no impellente questo problema, ma è altret tanto vero, però, che le prospettive per gli anni ’ 80, che investono direttamente il futuro della attuale struttura economico-produttiva della regione (costituita principalmente da coopera zione, artigianato, piccola e media impresa) sono strettamente legate ai processi di riquali ficazione del tessuto produttivo. Siamo dell ’ opinione che il futuro sia ancora favorevole al ruolo della piccola e media im presa, purché si affrontino i processi evolutivi e riorganizzativi collegati alla ricerca di nuovi settori produttivi ai relativi investimenti, al sempre più elevato livello tecnologico, alla conquista di sbocchi ulteriori sui mercati este ri, con particolare riferimento a quello comu nitario. Tutto ciò richiede una elevata e qualificata capacità gestionale e finanziaria delle imprese e soprattutto la disponibilità di un adeguato materiale umano (dirigenti d ’ azienda, quadri intermedi e maestranze qualificate) capaci di dirigere e guidare questo processo. La stessa programmazione regionale stenterà a decolla re se non si pone rimedio alla carenza di analisi e di proposte, e a partire da una più puntuale conoscenza della struttura produttiva e del si stema aziendale. Queste argomentazioni se hanno valore per la generalità delle imprese, assumono un signi ficato particolare per la cooperazione. Lo svi luppo della pratica dell ’ autogestione da parte dei soci necessita il compimento di un salto di qualità nella direzione delle imprese che, da un lato, garantisca il raggiungimento di più eleva ti livelli di efficienza e, dall ’ altro lato, impedi sca la creazione di un divario di conoscenze tra gruppo dirigente e base sociale. Ma oltre que sto dato di fondo si riscontra la necessità di impedire che la cooperazione viva in posizioni di marginalità ed occupi solo spazi lasciati li beri da altre forme di impresa. Lo sviluppo di una moderna cultura industriale, l ’ approfon dimento della conoscenza di avanzate tecniche gestionali e di nuovi settori, il rafforzamento del ruolo di direzione politica ed economica dell ’ intero movimento cooperativo, diventano pertanto esigenze irrinunciabili e non più pro- crastinabili.

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