Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
L ’ Emilia-Romagna negli anni ’ 80. Problemi e prospettive di una società avanzata
che tendevano a collocare l ’ Emilia-Romagna in un ’ area marginale dell ’ economia italiana — la cosiddetta «terza Italia» — ; che enfatizzava no il ruolo dell ’ economia sommersa nell ’ attua le fase di sviluppo della nostra economia; che individuavano le cause di una sostanziale tenu ta nella crisi, dimostrata dalla nostra regione, unicamente nel rilancio delle produzioni tradi zionali, sostenute dal circolo vizioso inflazione-svalutazione. Questa immagine va superata per far posto ad una interpretazione più realistica e aggior nata della nostra economia. Un ’ interpretazio ne che sappia cogliere-gli elementi di dinami smo e di validità indiscutibilmente dimostrati dal nostro tessuto produttivo, ed in particolare dalle piccole e medie imprese che ne costitui scono la struttura portante. D ’ altra parte, però, noi pensiamo che que sto sistema non sia nè un modello esportabile nè un ’ isola al riparo dalla crisi che investe il paese. La stessa tenuta dell ’ apparato produttivo re gionale è infatti fortemente minacciata dall ’ in- calzare dell ’ inflazione e dai pericoli recessivi che l ’ accompagnano. Dalla nostra esperienza viene perciò la sottolineatura dell ’ esigenza di una nuova politica nazionale. Proprio avendo occhio al mondo della piccola impresa emerge con forza la necessità di avviare finalmente una politica di programmazione nazionale che contrasti le spinte inflazionistiche e crei le con dizioni per uno sviluppo più equilibrato e du raturo. Pur evidenziando gli aspetti positivi del no- sto sviluppo, non abbiamo mai mancato di ri levare anche i suoi punti deboli. E proprio su questo dovremo, in futuro — ma già lo stiamo facendo — , impegnarci con forza. Non è il ca so, adesso, di dilungarci molto ad approfondi re questo tema. Voglio solo ricordare come uno dei problemi più rilevanti sia quello di promuovere lo sviluppo di un settore terziario qualificato che favorisca l ’ accesso dell ’ artigia- nato e della piccola e media impresa a questi servizi, a quelle economie di scala che le azien de più grandi possono realizzare autonoma mente. Dobbiamo saper cogliere questa realtà che caratterizza la nostra regione alle soglie degli anni ’ 80 e abbandonare le interpretazioni socio-economiche svolte in chiave pauperistica e riduttiva. D ’ altronde proprio di queste interpretazioni della società emiliano romagnola si sono av valsi per polemizzare nei nostri confronti la
di Lanfranco Turci Mi pare che questo seminario ci offra nume rosi spunti da approfondire ulteriormente at traverso la ricerca e il confronto, e ci offra an che l ’ occasione per compiere un ’ opera di siste mazione delle analisi, dei giudizi, delle linee politiche e programmatiche sulle quali in que sti ultimi anni si è incentrato il dibattito e si è sviluppata la nostra azione politica e di gover no. Il primo elemento di riflessione, il più im portante è rappresentato dal giudizio espresso sul livello di sviluppo raggiunto nel corso di questi anni dalla società emiliano-romagnola, e in particolare dalla sua economia. Sia le rela zioni, sia gli interventi che si sono soffermati su questo aspetto, hanno sottolineato con chiarezza la forza, il dinamismo di questo svi luppo valutabili non solo in rapporto ai livelli nazionali, ma anche a quelli europei. Bisogna stare attenti a non attardarsi su analisi ormai superate della nostra realtà re gionale. Penso, per esempio, ad aspetti di alcune re lazioni presentate a questo convegno che insi stono, in modo a mio parere eccessivo, sulla persistenza di squilibri territoriali, raffiguran do una immagine della nostra regione certa mente invecchiata e messa in discussione dalle indagini più recenti. Basti pensare, ad esempio, a tutte le poten zialità umane e produttive presenti nelle nostre montagne che emergono con grande evidenza dalle analisi condotte in occasione della elabo razione del progetto per l ’ Appennino, presen tato alla recente conferenza sulla montagna. In verità si è dato molto, troppo spazio, an che nella nostra regione, ad interpretazione
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