Problemi della transizione 1980

L ’ Emilia-Romagna negli anni ’ 80

DC da un lato e, dall ’ altro, alcune forze e gruppi che si collocano alla nostra sinistra. Nella DC e in altre forze politiche, queste posizioni si sono espresse con una impostazio ne di tipo assistenzialistico, con una dramma tizzazione, spesso artificiosa delle differenze di sviluppo economico tra le varie aree della re gione, senza saper cogliere, anche da questo punto di vista, i grandi cambiamenti che sono avvenuti negli ultimi anni. Da questa analisi strumentale sono derivate le più diverse e incoerenti richieste di aiuti straordinari, di incentivi. Si pensi che, soltanto pochi mesi fa, qualcuno poteva permettersi di paragonare la nostra Romagna al Mezzogior no d ’ Italia! E si sosteneva questa assurdità per avvallare una richiesta di aiuti straordinari rivolta sia al la regione sia allo stato. Per quanto riguarda, invece, alcuni gruppi alla nostra sinistra, essi sostenevano un giudi zio di tipo pauperistico della nostra regione che serviva a motivare una pretesa subalternità della 'classe operaia in Emilia-Romagna, una pretesa situazione di supersfruttamento di la voratori, complice la politica — a parer loro — notoriamente riformista e subalterna del PCI. Un secondo elemento di forza alla base di questa nostra opera di aggiornamento dell ’ analisi è costituito dall ’ attenzione che po niamo al ruolo che hanno giocato, per lo svi luppo economico e sociale della nostra regio ne, l ’ azioe del PCI e delle forze di sinistra, l ’ azione dei governi locali e i rapporti che si so no sviluppati fra le forze sociali. Infatti, fra gli elementi che hanno consentito di ottenere risultati significativi sul piano civi le, sociale ed economico non c ’ è solo la presen za e l ’ azione incisiva del movimento operaio e delle forze di sinistra ma anche una particolare capacità di iniziativa e di organizzazione delle principali forze sociali. Se noi tentiamo una definizione di sintesi del significato storico della vita sociale e politica in Emilia-Romagna in questi trenta anni, non possiamo non convenire sulla sua caratterizza zione dal punto di vista delle masse fortemente organizzate che, più che altrove, hanno saputo incidere sulle loro condizioni di vita e di lavo ro, sullo sviluppo della società e delle forze produttive; che si sono fatte, in altri termini, progressivamente stato, realizzando così, per tanta parte, quanto di irrealizzato aveva la sciato il processo di unità nazionale. Questa capacità di iniziativa e di organizza

zione non è stata circoscritta al movimento operaio e alle forze di sinistra, ma ha interessa to le principali forze sociali. In Emilia- Romagna le forze imprenditoriali — artigiana to, piccole medie imprese, apparato industria le nelle sue larghe aggregazioni — sono più or ganizzate rispetto a qualsiasi altra regione ita liana. Questo dato non può essere sottovaluta to, anche perché ci consente di rispondere a certe polemiche correnti che i nostri vari pala dini del pluralismo ci muovono, sostenendo che le forze di sinistra — e in particolare il PCI — rappresentano un elemento che soffoca e re prime qualsiasi originale espressione della so cietà civile. Un ’ altro aspetto che emerge da questo semi nario è rappresentato dal confronto serio e co struttivo sui problemi degli anni ’ 80. In questo senso concordo con quanto diceva Franco Piro nel suo intervento: non si tratta di esaltare i punti di forza e di dinamismo del nostro svi luppo per negare l ’ assenza di contraddizioni, ma si tratta anzi di sapere interpretare queste contraddizioni come i punti avanzati di una società variamente articolata e che, proprio per questo, può offrire un notevole contributo economico, sociale e politico al superamento della crisi che il nostro paese sta attraversan do. Il primo tema per gli anni ’ 80 è il rapporto con il Mezzogiorno. L ’ incapacità della DC e del blocco sociale dominante di dare una ri sposta positiva alla crisi alimenta un ’ inflazione selvaggia e incontrollata che, nel medio perio do, tende a moltiplicare e ad amplificare i fat tori di disgregazione. E questa la considera zione che questa politica inflazionistica è con tro l ’ Emilia-Romagna come è contro il Mezzo giorno. Il tessuto sociale e produttivo del Mez zogiorno continua a subire colpi gravi e forse irrimediabili. Ma anche l ’ apparato produttivo emiliano romagnolo, in questa situazione, tende ad ac centuare le proprie contraddizioni interne. Certo, la sua forte iniziativa propulsiva sul mercato estero può consentirgli, nel breve pe riodo, di resistere ed anche magari di trarre qualche vantaggio da una politica di svaluta zione silenziosa, ma questo non può certo atte nuare, nè tanto meno risolvere i problemi di fondo posti dalla crisi. Nel nostro programma regionale di sviluppo abbiamo esposto in mo do coerente gli obiettivi di fondo della nostra politica di programmazione. Fra questi, uno dei più qualificanti, è pro prio quello del Mezzogiorno, che noi abbiamo

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