Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

come risposta alla domanda di lavoro qualifi cata delle nuove generazioni. Altro grande tema è quello della salvaguar dia dell ’ ambiente e dell ’ uso programmato delle risorse naturali. Lo sviluppo economico e l ’ uso delle risorse — naturali, fisiche, energetiche, ecc. — non sono antagonistici, ma anzi devono essere le guide sulle quali avviare un reale riordinamen to delle condizioni e dello stesso modo di con cepire lo sviluppo. Ed infine ci sono i temi che si riferiscono alla qualità della vita urbana. Sui giovani soprattutto, ma anche sulle don ne e sugli anziani, in quanto soggetti più debo li della società, si ripercuotono in misura mag giore gli effetti delle nuove contraddizioni e le conseguenze di una organizzazione economica e civile che privilegia il profitto quando non addirittura lo sfruttamento e la speculazione, rispetto alla condizione dell ’ uomo ed alla qua lità della vita. Da queste situazioni di malessere diffuso sorgono veri e propri fenomeni di emargina zione, che spesso sfociano purtroppo nella droga. Su questi temi stiamo cercando di interveni re con una politica che, all ’ azione di governo, accompagni la lotta di massa politica e ideale. Organizzare questa risposta implica la presen za e l ’ azione di soggetti che si riconoscano in un progetto di trasformazione e di cambia mento della società. Obiettivi — questi — chè non sono certo in contraddizione con quelli che ci siamo posti per lo sviluppo economico della nostra regione. In sostanza si tratta di assumere questi temi nuovi, che richiedono una maggiore partecipa zione, un concetto più ampio di libertà, una nuova organizzazione del lavoro che privilegi maggiormente il tempo libero e le possibilità di realizzazione personale, una nuova qualità dell ’ ambiente, con elementi di arricchimento,e non certo antagonistici, della nostra tradizio nale azione politica e di governo. Questo ci induce a rifiutare ogni ipotesi di congelamento della struttura regionale, sia contro chi vorrebbe ripristinare il mito di un ’ Emilia-Romagna «isola felice», sottratta ad ogni condizionamento esterno, sia contro le impostazioni giacobine e volontaristiche che tendono ad affrontare il problema del rappor to con il Mezzogiorno in termini di congela mento, di punizione dello sviluppo regionale. Su ipotesi di questo genere dobbiamo porci la domanda che era implicita nell ’ intervento di

a più riprese definito come non esterno agli obiettivi di sviluppo regionale, proprio perché siamo consapevoli che il progresso meridiona le è decisivo per l ’ avvenire economico e politi co di tutto il paese. Non vogliamo cioè offrire una solidarietà astratta ma connettere stretta- mente lo sviluppo del mezzogiorno con quello nostro regionale e nazionale. Noi esprimiamo l ’ esigenza di impedire un ulteriore drenaggio di risorse umane dal Mez zogiorno, perché ciò vorrebbe dire compro mettere ogni possibilità di sviluppo di quelle regioni. Inoltre vogliamo evitare l ’ aggravarsi delle contraddizioni che, inevitabilmente, accompa gnano ogni processo migratorio. Sto pensando alla qualità della vita nelle no stre città, al livello dei nostri servizi sociali che dovrebbero sostenere un impatto gravissimo dalla ripresa di questo fenomeno. La nostra politica si muove perciò in due sensi: da un lato è tesa a favorire, per quanto ci è possibile, il convogliamento di investimen ti industriali dall ’ Emilia-Romagna al Mezzo giorno, anche attraverso un confronto ravvici nato con la con industria e le altre organizza zioni imprenditoriali della regione, e stabilen do contatti con alcune regioni meridionali in teressate, dall ’ altro lato è tesa a svolgere un ’ azione di pressione perché, in sede naziona le ed europea, il problema meridionale sia af frontato con una politica coerente. Altro problema emergente e di rilievo per gli anni ’ 80 è quello che si riferisce al mercato del lavoro è che è strettamente legato alla questio ne giovanile, di cui si è molto parlato nel corso di questo dibattito. Dobbiamo, innanzi tutto partire da una constatazione: la disoccupazio ne giovanile in questa regione non è legata a fenomeni di sottosviluppo, essa esprime invece una contraddizione di qualità fra domanda e offerta. E questa anche una delle componenti del malessere e della crisi che investono le nuo ve generazioni. Conosciamo ormai in tutta la sua ampiezza, il fenomeno della disoccupazio ne giovanile intellettuale: di una generazione che chiede una nuova qualità della vita e del lavoro. Con questi problemi bisogna misurarsi anche nella definizione quotidiana delle scelte di politica economica, sociale e culturale. A questo tema è collegato anche lo sviluppo del terziario, a cui già prima mi riferivo. Inten diamo rivalutare questo settore, pubblica am ministrazione compresa, come condizione del la qualificazione e di una più alta produttività dell ’ apparato industriale e agricolo, ma anche

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