Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

tive e il progresso dell ’ umanità esigono un cambiamento profondo nella qualità dello svi luppo, finalizzando l ’ uso delle risorse al supe ramento delle aree della fame e del sottosvilup po, al conseguimento di più elevate condizioni economiche, sociali, morali della vita di gran di masse umane e per porre su basi più solide e sicure le prospettive di sviluppo degli stessi paesi industrializzati. Crisi e processi di degradazione su scala mondiale si intrecciano oggi con l ’ emergere di tendenze oggettive a nuovi rapporti interna zionali per tracciare nuove vie al progresso umano, sulle prospettive aperte dalla scienza e dalla tecnica, nelle condizioni di interdipen denza e di reciproca influenza creatasi nei campi dell ’ economia, della ricerca scientifica e deH ’ informazione. L ’ Italia, sulla quale pesano contraddizioni e debolezze strutturali, subordinazione rispetto ad altri paesi nel campo della ricerca scientifi ca e tecnologica, ritardi gravi nell ’ affrontare le questioni dell ’ assetto del territorio, della difesa del suolo e dell ’ ambiente, della politica energe tica si trova a pagare in termini più drammati ci la crisi internazionale. L ’ era del petrolio facile, dell ’ energia ovun que e comunque, la dissipazione delle risorse naturali e fisiche riscontrabile nel dissesto idrogeologico, nell ’ uso indiscriminato e non programmato del territorio e delle acque, nell ’ inquinamento ambientale, sono le cause concomitanti della frattura profonda che si è determinata fra caratteristiche ambientali, vo cazioni naturali e tipo di sviluppo, della rottu ra di equilibri biologici ma anche culturali e sociali che rischiano di divenire un serio osta colo allo sviluppo equilibrato del paese. Perciò si ripropone con forza il concetto di austerità, come idea guida, nel suo significato di trasformazione finalizzata ad una più eleva ta qualità dello sviluppo attraverso un muta mento profondo dei rapporti di produzione e degli assetti sociali e attraverso un più giusto rapporto tra sviluppo e risorse, tra consumi e investimenti, innanzi a un ’ ottica pauperistica ma proprio identificando in questo gli elemen ti stessi di crescita ulteriore. È la risposta ai problemi nuovi posti al mo vimento operaio dall ’ esplodere della crisi, a li vello nazionale ed internazionale, che esige il superamento di schematismi dottrinari e con cezioni errate come quella che identificava lo sviluppo delle forze produttive con l ’ avvento del socialismo, come affermazione del domi nio dell ’ uomo sulla natura, quando invece

rappresentati dalle letture unilaterali e dalle teorizzazioni catastrofiche o dalla negazione dell ’ opportunità e della positività dello svilup po in nome di un ecologismo bucolico proprio di certi gruppi dell ’ ultrasinistra e dei radicali, la consapevolezza del valore delle risorse ai fi ni una più elevata qualità dello sviluppo e della vita, che veda affermarsi la «natura umana dell ’ uomo» (C. Marx). Il problema delle risorse è un test emblema tico per riflettere sulle trasformazioni che han no caratterizzato la società regionale negli ulti mi decenni, così come sulle tendenze e le pro spettive dell ’ ulteriore sviluppo dell ’ Emilia- Romagna alla soglia degli anni ’ 80. Conviene tuttavia, prima di entrare nel me rito, premettere alcuni riferimenti di ordine ge nerale e di viva attualità. Il ricorso crescente alle risorse naturali per assicurarsi la sopravvivenza e migliorare le condizioni di vita che hanno contraddistinto la storia dell ’ uomo ha assunto una intensità ecce zionale con il prevalere della «civiltà industria le», raggiungendo l ’ apice in questo dopoguer ra. Risorse naturali, ambiente, energia sono stati considerati dal modo capitalistico di pro duzione — dominato dal profitto e dagli inte ressi delle multinazionali — «elementi inerti» dei quali si potesse approfittare senza limiti l ’ attività produttiva. La rapina e la dissipazione delle risorse, co me l ’ inoccupazione dei giovani e delle donne, l ’ impoverimento della qualità della vita — co me dimostrano l ’ ulteriore impoverimento delle aree del sottosviluppo e la crisi delle metropoli — ci appaiono come caratteristiche intrinseche al processo di sviluppo dei paesi industrializza ti e sono all ’ origine della crisi storica del mon do capitalistico e del precipitare delle relazioni internazionali. Lo sfruttamento e la dissipazione da parte delle aree metropolitane dei paesi industrializ zati delle risorse di interi continenti (valga per tutti l ’ esempio del petrolio) così come la di struzione del territorio e dell ’ ambiente, diven gono sempre più incompatibili con le esigenze e la volontà di emancipazione dei paesi del ter zo e del quarto mondo, con il maturare nella coscienza della classe operaia e di masse popo lari assai vaste dei paesi dell ’ occidente capita listico della necessità di un cambiamento pro fondo nella struttura sociale e produttiva, nei consumi, nei modi di vita e persino nel costu me dei paesi industrializzati, tra i quali l ’ Italia. Al contrario, lo sviluppo delle forze produt

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