Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
di sviluppo: il che richiede, per partecipare al lo sviluppo del Mezzogiorno, non di espande re ma di consolidare e qualificare l ’ apparato economico-produttivo, di affrontare le esisten ti contraddizioni e squilibri e tra essi i proble mi della salvaguardia e dell ’ uso razionale delle risorse. La coscienza del legame indissolubile tra salvaguardia e uso razionale delle risorse, sviluppo della economia e miglioramento delle condizioni sociali fa parte della storia delle po polazioni dell ’ Emilia-Romagna: dalle grandi lotte per il metano, a quelle per la difesa del suolo, per il canale emiliano-romagnolo e l ’ uso delle acque per l ’ irrigazione, per una nuova di sciplina urbanistica, a quelle più recenti contro l ’ inquinamento. Attraverso queste lotte si è venuto costruen do il blocco di forze sociali, politiche culturali e democratiche, l ’ artefice delle trasformazioni che hanno cambiato l ’ Emilia-Romagna. Una complessa realtà sociale che ha espresso nelle amministrazioni di sinistra il punto più alto della propria azione di governo. E stata portata avanti in questi anni da parte della Regione e delle amministrazioni locali di sinistra spesso scontrandosi con un governo sordo e inefficiente una ricca serie di iniziative e di esperienze: — assetto equilibrato del territorio. La politi ca di controllo dello sviluppo da parte della Regione e dei Comuni — in presenza di un ’ agricoltura avanzata e organizzata — ha permesso di conservare un sostanziale equili brio fra insediamenti umani e territorio agrico lo, una efficace difesa del territorio e una so stanziale salvaguardia dei ceti storici; — salvaguardia e uso programmato delle ri sorse idriche: con il piano delle acque predi sposto dall ’ IDROSER, che definisce una stra tegia finalizzata alla salvaguardia, all ’ ottimiz zazione degli impieghi e al risanamento e recu pero della risorsa acqua; — applicazione della legge Merli contro l ’ in quinamento; con significativi risultati ottenuti nel comprensorio ceramico di Sassuolo-Scan- diano e nei Comuni della Costa Adriatica; smaltimento di oltre 600.000 tonnellate annue di rifiuti urbani, una rete fognaria e di depura tori unica in Italia. La regione Emilia-Romagna ha speso da sola più dello Stato; — organizzazione dei servizi di trasporto col lettivo urbano ed extra urbano; quasi 400 mi lioni di passeggeri trasportati nel 1979; — interventi per eliminare l ’ eutrofizzazione delle alghe dell ’ Adriatico e per arrestare il fe
nomeno della subsidenza che interessa la città di Ravenna; azione svolta a Caorso per espan dere il controllo democratico e garantire la si curezza della centrale e la protezione dei lavo ratori, della popolazione e dell ’ ambiente; — elaborazione della «piattaforma energetica regionale incentrata sul risparmio, il recupero, la differenziazione delle fonti energetiche». Si è riusciti così a porre concreti elementi di governo orientati nella direzione di un proget to di trasformazione. L ’ azione di governo delle sinistre in Emilia- Romagna costituisce l ’ esempio di ciò, che con una diversa direzione politica, si sarebbe potu to fare nel Paese. Ma non solo di questo si tratta. Queste ini ziative hanno contribuito a sensibilizzare strati significativi dell ’ opinione pubblica, soprattut to tra i giovani, hanno stimolato una più larga presa di coscienza della dimensione dei proble mi, nuovi momenti partecipativi e costituisco no un fattore di arricchimento della vita demo cratica. La politica effettuata dalle istituzioni demo cratiche locali e regionale e i pur importantissi mi risultati conseguiti non esauriscono tutta via il problema. Viceversa pongono alle istitu zioni stesse e all ’ intera società regionale l ’ esi genza di un salto qualitativo: di passare da una politica di interventi settoriali e di azioni di ri sanamento all ’ assunzione del tema delle risor se come problema globale e come elemento in scindibile di una nuova qualità dello sviluppo. I fenomeni dell ’ eutrofizzazione costiera, del degrado del suolo, dell ’ inquinamento dimo strano l ’ impossibilità di impostare i temi dello sviluppo agricolo e industriale prescindendo dalle conseguenze sull ’ ambiente e sul bilancio delle risorse naturali. E proprio da queste con siderazioni deve nascere un modo diverso di produrre e di consumare, il meno dispersivo nei riguardi delle risorse, il meno lesivo nei ri guardi degli squilibri naturali, il più vigile nei confronti delle insidie che l ’ attuale tipo di svi luppo ha comportato per la vita dell ’ uomo, il più efficace nella valorizzazione e nell ’ uso ra zionale di tutte le risorse. Ciò implica la definizione di nuovi criteri di compatibilità e introduce una dimensione al quanto impegnativa della programmazione democratica; un ’ organizzazione del territorio diversa, quella della massima concentrazione fisica nello sviluppo e la ridefinizione del rap porto tra aree urbane e uso delle risorse. Fondamentale per il perseguimento di questi obiettivi è l ’ uso generalizzato, completo e defi
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