Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
sociali e dei movimenti di massa, alla crescita di iniziative ed interventi della Regione e delle Amministrazioni locali, una sottovalutazione ed un interesse insufficiente nella maggior par te dei partiti che spesso si limitano a far capo alle posizioni dei loro organi dirigenti naziona li. L ’ unica eccezione, si può affermarlo senza tema di smentita, è rappresentata dal Partito comunista, il solo a misurarsi con la proble matica nuova del rapporto tra sviluppo e risor se producendo uno sforzo di elaborazione di iniziativa, di mobilitazione di massa, che non ha riscontro in nessuna altra forza politica. In particolare, se si guarda all ’ altra grande forza politica che ha basi di massa nella regione, la Democrazia cristiana, essa appare distante da questi problemi, priva di capacità propositiva, di respiro ideale e programmatico. Lo stesso PSI dopo l ’ interessante iniziativa sul «modello emiliano», non è riuscito a produrre elabora zioni e iniziative che vadano oltre il contingen te; pressoché assenti il PSDI e il PRI. Tra i nuovi movimenti e forze emerse negli ultimi anni, i radicali, che pure colgono esigenze e stati d ’ animo presenti nel corpo sociale, so prattutto tra i giovani, si dimostrano incapaci di superare le posizioni contestative e di for mulare proposte anche parziali di trasforma zione complessiva. I comunisti hanno compiuto uno sforzo se rio, anche se molto resta ancora da fare per un coinvolgimento attivo delle organizzazioni e della forza del partito per fare divenire la que stione delle risorse oggetto di una vasta mobi litazione di massa, per stimolare l ’ iniziativa degli altri partiti e dei movimenti organizzati delle forze sociali, vecchi e nuovi — D ’ altra parte è una necessità posta dallo stesso livello avanzato raggiunto dall ’ Emilia: nuove con traddizioni si sono aperte. Siamo consapevoli infatti dell ’ illusorietà che un qualsiasi processo di sviluppo sia in grado di risolvere in sé e una volta per tutte le contraddizioni, ma ne produ ce di nuove, conseguentemente il compito di una forza che si proponga obiettivi di trasfor mazione non è certo quello di negarle, bensì di assumerle proiettando la società verso uno svi luppo di qualità superiore. Da questa valutazione ricaviamo uno stimo lo permanente allo sforzo di ricerca e di elabo razione che è alla base di una proposta insieme culturale e politica che i comunisti rivolgono alla società regionale, alle sue forze organizza te, alle istituzioni per l ’ Emilia-Romagna degli anni ’ 80, confermando con ciò il loro ruolo di
forza di governo sperimentato da una trenten nale esperienza. Si è posta in essere una esperienza politica più avanzata, si è data vita ad una prassi de mocratica nello sviluppo della società. È la testimonianza tangibile che in questa regione dove la sinistra e i comunisti sono da trentanni forza di governo nelle amministra zioni locali e nella Regione non ci si è attardati nell ’ autocompiacimento dei processi irrealiz zati, ma si è governato collocando i problemi dell ’ Emilia-Romagna, le sue prospettive nell ’ ambito e come elemento della linea e della lotta delle forze democratiche per il rinnova mento della nazione. Quanto alla gestione del le risorse, le politiche già addottate, i risultati conseguiti, le proposte anche recentemente elaborate rappresentano la base valida per passare dal «risanamento» alla programma zione, per coniugare strettamente i temi dello sviluppo e delle risorse, nell ’ ambito della bat taglia per conquistare i presupposti nazionali necessari, quali il piano energetico, la piena operatività della legge Merli, la legge per la di fesa del suolo, la politica della ricerca, quali elementi costitutivi e essenziali della program mazione democratica. Tutto questo comporta una ulteriore quali ficazione delle scelte programmatiche e nell ’ azione di governo e un nuovo protagoni smo dei movimenti di massa, delle forze della ricerca e della cultura, dell ’ impresa pubblica, privata, cooperativa. Si pensi, ad esempio, ai problemi di una nuova organizzazione delle città in funzione di più elevati traguardi di qualità del vivere che comporta: la ristrutturazione del traffico urba no e dei trasporti pubblici, la chiusura dei cen tri urbani, le ristrutturazioni e i recuperi, lo sviluppo dei servizi sociali e delle attività cul turali e ricreative, oppure il necessario coordi namento di strategie e di obiettivi delle Regio ni Padane per il governo unitario del bacino del Po in funzione della salvaguardia delle ri sorse e gli usi plurimi delle acque. Ciò comporta uno sviluppo, in termini di elevamento culturale e ideale, una qualità nuo va dei momenti di massa, il sorgere di nuove organizzazioni in grado di aggregare forze che sono potenzialmente disponibili ma non di sposte a riconoscersi nelle organizzazioni sto riche del movimento operaio. In questo senso possono svolgere un impor tante ruolo forme nuove di aggregazione come la Lega Ambiente dell ’ ARCI, i movimenti gio vanili e femminili in quanto dimostrino di sa
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