Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
stra un ulteriore incremento di immigrazione ( + 13.628). Il saldo migratorio non può essere assimilato a funzioni di compensazione del sal do naturale negativo (-1.435 nel 1976, -4.002 nel 1977) dato lo scostamento rilevante dei ri spettivi dati. Il flusso migratorio più elevato si registra nelle provincie più forti, anzitutto a Modena che detiene il record assoluto (1976: + 3.121; 1977: +3.998) poi Bologna (1976: +2.503; 1977: +2.736) e Reggio che andrebbe ante posta a Bologna se facessimo riferimento all ’ indice popolazione residente/popolazione" immigrata (+ 1.830 nel 1976; + 1.733 nel 1977). I dati precedenti possono introdurci al terzo lato del triangolo, tenendo conto del fatto che la coesione sociale è stata condizione e risulta to della stabilità del sistema politico e dello sviluppo economico. La forte coesione era derivata dalla forte in tegrazione fra i gruppi sociali, oggi non para gonabile a quella di ieri, e non solo per feno meni esterni, come quelli migratori. L ’ aumento del numero dei nuclei familiari in presenza di cadute del saldo demografico na turale e le caratteristiche della solitudine pro vocata dalla crisi contraddicono un ’ immagine di compattezza sociale fondata sulla famiglia. Non c ’ è una sorta di tratto lineare che va dalla famiglia mezzadrile alla categoria del reddito familiare. Qui dobbiamo riconoscere tutta intera la nostra incapacità di previsione. La vera disar ticolazione del tessuto di classe in questi anni è avvenuta mediante la sedimentazione dei mec canismi del doppio lavoro. Cosa sappiamo, a parte qualche abbozzo di ricerca quantitativa, sui livelli della seconda occupazione fissa o sal tuaria in Emilia? Quali condizioni permettono lo sviluppo del doppio lavoro? Esiste una uti lizzazione soddisfacente del tempo libero, o, come più precisamente dice Gavioli su Rina scita, del tempo di vita? II doppio lavoro produce una profonda stra tificazione nella composizione delle classi con impreviste difficoltà per la sociologia delle classificazioni delle classi ma, soprattutto, con l ’ emersione di comportamenti individualistici, corporativi, di rifiuto dell ’ azione collettiva, di accettazione conservatrice dei valori attual mente dominanti. Abbiamo riflettuto sull ’ im patto che tutto ciò determina nelle nostre tra dizioni di lotta? C ’ è un rapporto fra doppia occupazione e li velli di inflazione? Nonostante la forte rete as
ventata sempre più rigida e finalizzata a scelte decise centralisticamente dai governi egemo nizzati dalla D.C. Occorre però puntualizzare qualche que stione che rischia di provocare discussioni bi zantine. Ai detrattori delle conquiste della sini stra in Emilia capita addirittura in qualche ca so di sostenere che la maggiore offerta di servi zi è resa possibile dalla dilatazione della occu pazione alle dipendenze degli Enti Locali. Niente di più falso. La quota di occupazione nel settore dei servizi della pubblica ammini strazione rispetto al totale dei servizi nella no stra regione è pari al 26% contro il 30% che si registra per l ’ Italia. Certo, questo dato deriva anche dal più alto peso del commercio nel set tore terziario ma si può affermare che la forte offerta di servizi è garantita da un ’ occupazione inferiore a quella media nazionale. Resta il fatto che la sinistra è in ritardo ri spetto alla gestione qualitativa dei servizi so ciali e collettivi, dove si potrebbero seriamente sperimentare forme possibili di autogestione capaci di esaltare il protagonismo diffuso, troppo spesso compresso da una formazione delle decisioni politiche di tipo piramidale ed elitario, esasperata da schematismi caricatura- li a dire il vero un po ’ arcaici sul cosiddetto «primato del partito». I risultati economici positivi non devono farci velo nell ’ individuare gli elementi di fragi lità indotti da questa nuova fase che si è aperta nella storia dell ’ economia regionale negli ulti mi anni. Sorvolo per brevità sui problemi del rappor to con l ’ insieme del territorio regionale nel quale gli squilibri si acuiscono anche nell ’ inter no dell ’ area forte, come si vede dal fatto che i sistemi polarizzati attorno al capoluogo di provincia (come Bologna e Parma) presentano un più basso tasso di incremento del reddito ri spetto a quelli che registrano una maggiore diffusione sul territorio del processo di svilup po Qui ho la sensazione che ai poteri di veto che giustamente la sinistra ha usato contro la speculazione edilizia (basti ricordare i piani della cintura bolognese agli inizi degli anni ’ 60) non si sono aggiunti efficaci poteri di pro posta. Intendo riferirmi soprattutto ai fenomeni migratori rilevanti cui assistiamo proprio negli ultimi anni. L ’ Emilia nel 1976 era la prima regione per saldo migratorio positivo ( + 12.356) e, nel ’ 77, pur essendo seconda alla Lombardia regi
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