Problemi della transizione 1980
Il «triangolo magico»
sociativa, l ’ Emilia ha avuto nell ’ ultimo decen nio il più alto livello di aumento dei prezzi. La questione dei prezzi come la questione delle abitazioni chiama anche in causa il movi mento cooperativo ma pone anche il problema dell ’ intreccio fra una società rurale prospera, una società industriale avanzata, una società terziaria polverizzata. Nel 1977 sei punti di scarto positivo segna no la diversità positiva dell ’ Emilia (44,9) per ciò che riguarda il tasso ufficiale di attività. I punti diventano otto (32,6 rispetto a 24,2) se si considera il dato riferito alla forza lavoro femminile. Il governo della sinistra in Emilia può dunque offrire come riferimento inconte stabile il dato della regione con il più alto tasso di occupazione esplicita, cui si somma l ’ occu pazione invisibile dell ’ economia parallela. Esiste naturalmente un rapporto fra gli ele vati redditi familiari che ne conseguono e l ’ ele vato tasso della disoccupazione giovanile intel lettuale, come emerge in numerose ricerche, da quella di Capecchi a quella di Pagnoni. In queste condizioni, i lavori dequalificanti e pesanti vengono ormai svolti da lavoratori stranieri (circa diecimila, secondo un ’ indagine CENSIS). Qui si inserisce un motivo decisivo di riflessione dell ’ Emilia degli anni ’ 70. Questa regione è diventata area di attrazione di forza lavoro in misura quattro volte superiore a quella degli anni ’ 70 (12.000 unità all ’ anno contro una media di tremila degli anni settan ta) mentre fino al 1960 l ’ Emilia cedeva forza lavoro. I flussi migratori incontrollati possono essere fermati solo se a partire da questa regio ne si sviluppa una forte iniziativa meridionali stica. Nei confronti del Mezzogiorno esiste un for te impegno sindacale, che non va riproposto li turgicamente con venature terzomondiste ma contestualmente alla riqualificazione della struttura produttiva regionale, in un rapporto positivo con settori imprenditoriali che neces sitano di interlocutori istituzionali, nel gover no centrale e nelle regioni, che delineino cer tezze e punti di riferimento nell ’ azione di pro grammazione. La sinistra ha governato e si candida a go vernare una delle regioni più ricche d ’ Europa, caratterizzata da uno sviluppo economico non residuale nè interstiziale. Questo patrimonio di una sinistra di gover no può candidarsi alla direzione politica del paese se si dimostra culturalmente in grado di superare il suo limite maggiore che è quello di una cultura amministrativa un po ’ provinciale,
anche nel senso letterale del termine, come in differenza malcelata rispetto al processo di programmazione regionale. Insomma l ’ azione di governo si limita spesso ad assecondare le tendenze in corso; ed esse non sono tutte positive. La mediazione nelle elargizioni va sostituita dal governo delle scel te, che si può determinare spostando il bari centro della formazione delle decisioni politi che verso il basso. Sulle questioni del modo di vivere, della lotta all ’ inquinamento, dell ’ ener gia non possiamo limitarci a giustificare i no stri ritardi con l ’ assenza di poteri delegati. Co sì come il problema non è più di strappare ser vizi al potere centrale ma la rielaborazione di contenuti e forme di gestione visibilmente di versi rispetto ai valori dominanti. Anche la formazione, la struttura, il futuro del ceto po litico del movimento operaio vanno compieta- mente rivisti. Continuiamo a mantenere lo schema della politica elementare, che si fa nel la sezione di strada o nel quartiere, la politica media, che si fa negli apparati esecutivi dei partiti o nella gestione degli enti, mentre la tesi di laurea consiste nel passaggio dal funziona- riato di partito all ’ incarico amministrativo elettivo. Ma poi nelle amministrazioni spesso si riversa, identica, la professionalità del fun zionario di partito. Questi meccanismi blocca no ceti sociali emergenti, tecnici, soggetti ca paci di forti professionalità decisive per l ’ effet tiva socializzazione dei poteri. Questi mecca nismi impediscono una proiezione culturale adeguata al livello delle conquiste che qui il movimento operaio ha fatto. Coniugare governo politico e opposizione sociale è possibile se riusciamo a scorgere i frammenti dell ’ opposizione diffusa alle regole particolari della società capitalistica. Non pos siamo più usare i paradigmi del passato che ci facevano individuare il blocco storico. È venu to avanti un processo rapidissimo e vorticoso di trasformazione sociale, anche nella nostra Regione. Si tratta per la sinistra di costruire strumenti nuovi di governo: dall ’ agenzia regio nale del lavoro alla incentivazione della produ zione di energie alternative, all ’ azione di rie quilibrio territoriale a una diversa gestione dei servizi collettivi. Tutto questo in un quadro di revisione della nostra cultura politica che spes so, e soprattutto in Emilia, ha visto la sinistra come suscitatrice di movimenti e di lotte men tre oggi spesso ci misuriamo con conflittualità che nascono fuori dal movimento operaio ma non necessariamente contro di esso. Ecco perché deve cambiare anche la conce 201
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