Problemi della transizione 1980
la grande azienda e all ’ avanzare impetuoso dell ’ apologià di quella media e piccola. Anche nella vivace discussione tra Galgano e Brusco sono tornati, ma stavolta con elementi di novi tà — aspetti di uno scontro lungo nel tempo, che ha trovato naturalmente in Emilia- Romagna terreno di applicazione soprattutto nella prima metà degli anni ’ 70, in termini pre valentemente ideologici e diplomatici. Poco in vece, anche qui, la discussione finora si è misu rata con i problemi complessivi e molto con creti che, ad esempio, la qualità del divario tra domanda e offerta differenziata di lavoro, gio vanile e femminile, pone già acutamente oggi, come indicava nella sua comunicazione Vitto rio Capecchi. Così, come, su un altro versan te, non ci si è finora soffermati su un aspetto dell ’ offensiva culturale e politica di massa che — come veniva osservato ieri — riduce la com plessità dello scontro di classe, sociale e politi co alla contrapposizione — assai deformata — tra individuo e Stato. Eppure i segni di questa cultura sono visibili, le prove ripetute, e, nella sinistra, il confronto e lo scontro permanenti: basta pensare al triennio ’ 76- ’ 79 e alla inciden za di una cultura del valore di quella di Stame. Ma proprio su questo versante la riflessione che abbiamo sviluppato dall ’ esperienza della nostra responsabilità di governo e soprattutto col ’ 77 — il marzo e poi il settembre — si è no tevolmente arricchita negli ultimi anni. La scelta netta, discriminante, nei confronti della violenza e del terrorismo, non ci ha frenato, ma anzi ci ha spinti ad accelerare la politica di trasformazione cercando di far leva su forze reali, su soggetti capaci e centro di contraddi- zioni, in primo luogo su quelli che rappresen tano le antenne più sensibili, le vittime, dell ’ of fensiva moderata e dell ’ attivizzazione corpora tiva. Qui la ragione della scelta per questo Con vegno — e naturalmente non inizia col Conve gno — dei giovani, delle donne, della realtà del pubblico impiego con cui misurare il movi mento dei lavoratori, dell ’ impresa e dell ’ azione di governo delle sinistre. Infatti, sappiamo be ne che la crescita della soggettività è un terreno decisivo di lotta per l ’ egemonia oggi, e in que sta parte di società italiana dove lo sviluppo della democrazia e la capacità di trasformazio ne hanno raggiunto un livello avanzato attra verso l ’ organizzazione delle forze del movi mento operaio, ma anche delle altre forze so ciali e degli strati più diversi. Vediamo bene anche i buchi, le manifestazioni pesanti deter minate dalla crisi e dal suo governo nel sistema
zione del rapporto fra i partiti e le istituzioni che vanno conquistate ad una effettiva neutra lità che consente un diverso grado di apertura al rapporto con istanze che non vanno neces sariamente mediate dai partiti. Problemi vasti, per tanti versi nuovi. La sini stra può affrontarli non solo con la forza delle sue tradizioni ma dimostrando di essere all ’ al tezza del bisogno di tempi. Le conquiste positi ve sono sotto gli occhi di tutti. Possiamo lavo rare perché altre forze della sinistra concorra no ad affrontare i problemi nuovi, specie ora che si è trovata una soluzione politica provvi soria per il governo del paese, certo migliore della stagnazione politica precedente, e co munque aperta ai rischi di involuzione o a pos sibilità di evoluzione. In qualche misura, ciò dipende dai comportamenti della sinistra in questa regione.
Nuovi soggetti e qualità della trasformazione
di Giuseppe Gavioli A me sembra che finora dal dibattito non esca con la nettezza necessaria, l ’ elemento cen trale e caratterizzante di questo seminario pure presente nella relazione di Tega e nella scelta delle comunicazioni: una riflessione sull ’ Emi lia che intende misurarsi con i punti più delica ti della crisi e dell ’ azione di trasformazione, nello sforzo di considerarli da un punto di vi sta nazionale, almeno (si pensi alla questione dei giovani), proiettati nella dinamica e nella proposta da costruire per i prossimi anni. Si fatica, infatti, — mi sembra — ad uscire da una visione riduttiva economicistica, diffu sa anche nel nostro movimento, che persiste tenace in tanti orfani della cultura della grande impresa, come parametro di valore per leggere le contraddizioni della società regionale: una cultura oggi in difficoltà di fronte alla crisi del
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