Problemi della transizione 1980

Nuovi soggetti e trasformazione

di potere egemonizzato dalla Democrazia Cri stiana, ma anche le nostre difficoltà: il terreno scelto è però obbligato per una azione non di fensiva, ma all ’ altezza di una linea di cambia mento che veda protagonisti soggetti vecchi e nuovi, capaci a loro volta di trasformarsi. Si tratta infatti adesso di vedere, di scom mettere, come con questi soggetti l ’ insieme dei lavoratori, delle forze produttive e di rinnova mento riesce a realizzare un reale processo di trasformazione. I punti di appoggio il movi mento operaio li ha individuati in una azione — e in una elaborazione — che cerca di affron tare i problemi della qualità dello sviluppo con scelte programmatiche — in atto in Emilia- Romagna — che sempre più tendono a perse guire un rapporto di scambio attivo con la na tura. Una strada necessaria, la sola in grado del resto di misurarsi in termini aperti e offen sivi con culture e campagne che da sponde di verse — tante posizioni radicali e settori catto lici conservatori — arrivano a mettere in di scussione necessità e possibilità della trasfor mazione e perfino la sua desiderabilità. Dove, rispetto al modello degli Stati Uniti, la realtà italiana sarebbe semplicemente espressione di un ritardo da colmare, e in essa l ’ Emilia- Romagna al massimo una esperienza, «la sola esperienza realizzata in Italia dalla socialde mocrazia», come è stato sostenuto al conve gno socialista sul «modello emiliano». Ora, delle diverse questioni che questo livel lo impegnativo della riflessione richiede, vor rei richiamarne solamente una, quella del rap porto col lavoro. E mi pare valga la pena a questo proposito raccogliere una osservazione — a proposito del libro di Braverman — pro posta recentemente su «Aut Aut», quando si rileva che «capire la dinamica della composi zione di classe (ci si riferisce agli Stati Uniti) si gnifica oggi capire i comportamenti sociali nel senso più pieno di quegli individui che, come diceva Marx, il tempo libero ha reso gli indivi dui soggetti diversi e quindi con un rapporto diverso con il lavoro». E un punto essenziale della nostra riflessione di oggi, se vogliamo da questo osservatorio dell ’ Emilia affrontare un terreno obbligato per tutti, tutti i soggetti vec chi e vuovi, e perciò per il nostro movimento. E in particolare quando affrontiamo la con dizione giovanile, se da una parte sappiamo bene come la incertezza sulle prospettive del mondo incida direttamente nella cultura e nel la sensibilità delle nuove generazioni e si mani festi nelle forme più diverse e contraddittorie dall ’ altro per quello che ora interessa dobbia

mo saperci misurare con mutazioni sociali e culturali profonde che investono direttamente i modi di vita dei giovani — ma non solo di es si — e in particolare il rapporto, l ’ atteggia mento verso il lavoro. Nella discussione si è osservato che su que sto atteggiamento inciderebbe largamente l ’ elevato reddito della famiglia emiliana, che consentirebbe di spostare nel tempo la scelta del lavoro da parte dei giovani. Però alla realtà della famiglia emiliana — ammesso che sia possibile averne una lettura omogenea — mi sembra si continui ad applicare ancora il mo dello della vecchia famiglia contadina. In se condo luogo si attribuisce al nucleo familiare una funzione puramente protettiva e dilatoria rispetto alle scelte di autosufficienza dei figli, tutt ’ altro che scontata. In ogni caso, in questo quadro complesso della realtà — che certo me rita una ricognizione diretta e precisa — un dato risulta con nettezza e aiuta ad affrontare in termini non generici il rapporto dei giovani col lavoro: il fatto che la maggioranza di essi — in Emilia-Romagna — è impegnata in espe rienze di lavoro a tempo pieno, part-time, sta gionale. Una realtà rilevante che, nelle forme del part-time e del lavoro stagionale, abbando nata a se stessa può costituire una occasione sprecata e lasciare spazio alla preminenza — anche qui — di esperienze già in atto, e da tempo nei diversi paesi capitalistici, senza inci dere minimamente nell ’ assetto di quelle socie tà, ma anzi rappresentandone una manifesta zione della capacità di dispersione delle forze, come forma specifica di esercizio di egemonia. Queste forme vanno fatte emergere piena mente alla luce del sole, estendendo le espe rienze di contrattazione (come avviene in alcu ne realtà del lavoro estivo nelle campagne e nel settore turistico). E più ampiamente si tratta di collegare sempre più l ’ attività formativa e una diversa organizzazione della produzione, del lavoro, dove affrontare contraddizioni certo presenti nella piccola e media azienda e i pro blemi della professionalità: per concorrere a fare delle diverse nuove realtà di lavoro di tan ti giovani e ragazze un elemento essenziale del processo di trasformazione dell ’ assetto del la voro. Ma, ecco il punto decisivo, non dimentican do mai di partire dalla nuova soggettività: in termini molto differenziati si viene formando un senso comune delle nuove generazioni che, mentre sono impegnate nella loro grande mag gioranza in diverse forme di lavoro, hanno profondamente modificato scale di valori, e 203

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