Problemi della transizione 1980

perciò l ’ atteggiamento verso il lavoro: qui sta la novità e la sfida per il movimento operaio. Una sfida che abbiamo accettato — anche verso noi stessi — come è necessario per un movimento che — come diceva Tega — nell ’ estendere e rinnovare la politica delle alleanze «non prescinde dagli antagonismi e dalle pato logie di questa società ma che si rifiuta di mo dellarsi su di essi». E una scelta, anche una cultura, che va certamente in direzione diversa da quelle posizioni che vorrebbero applicare al movimento operaio — e in ritardo rispetto alla Democrazia Cristiana — la linea della rinuncia ad ogni azione e progetto — certo molto diffi cile — di trasformazione, magari in nome del la necessità di partire dal cambiamento della forma-partito per aderire pienamente alla complessità dei processi sociali e della crisi.

iniziativa e di riflessione, come dire, «interno» al movimento dei lavoratori, con i problemi non risolti anche seri e difficili, con i difetti, che ci sono, per cogliere connessioni e fratture. Il rischio è altrimenti che le sottolineature scivolino nella unilateralità, con un prevalere del «dover essere» rispetto a ciò che «può e de ve essere», cioè a come effettivamente si pos sono creare le condizioni per affrontare i pro blemi sul tappeto. Alcuni contributi citati nella documentazio ne preparatoria, come quello di Bellettini, e la relazione di Capecchi hanno colto aspetti rela tivi al movimento di lavoratori. La dimensione dei quesiti è però tale da non poter essere affrontata solo per aspetti, infatti oggi è necessario produrre una saldatura ad un livello nuovo ed avanzato, tra movimento ope raio e intellettuali, tra mondo del lavoro e ri cerca, proprio per la consapevolezza che oc corre avere del sostegno reale che l ’ impegno di lotta dei lavoratori richiede. Del resto storicamente l ’ Emilia ha dato, nei momenti migliori, un contributo anzitutto di lotte e di risultati. La stessa rete istituzionale e di governo loca le è erede di questa storia, come lo è la forza delle associazioni democratiche che uniscono strati sociali diversi. Questa complessa realtà si è poi intrecciata con reciprocità di influenze, ma resta vero, anche in tempi più recenti, che il contributo più importante dell ’ Emilia è ve nuto quando si è avuta chiarezza degli obietti vi, dei ruoli, delle energie che dovevano essere spese. La sensazione è che la nostra regione debba porsi oggi obiettivi all ’ altezza di questa storia, per le energie, per le esperienze che è possibile mettere in movimento. Il sindacato è impegnato da tempo in Emi lia-Romagna a trarre le conseguenze coerenti da precise valutazioni sulla realtà economica e sociale, ad esempio con la piattaforma regio nale centrata sul Mezzogiorno e le scelte di programmazione. Qual è la valutazione che si da di questa scelta? Qual è il contributo che può venire per reg gere l ’ impatto con problemi nuovi e comples si? Il sindacato avverte l ’ esigenza di dare rispo ste a tensioni che già oggi sono sul tappeto, co me le richieste di ampliamenti produttivi in aree congestionate, le tensioni sul mercato del lavoro che causano immigrazione a un ritmo che non può lasciare indifferenti, in definitiva

Il movimento sindacale e la funzione nazionale dell ’ Emilia

di Alfiero Grandi La difficile situazione del paese, i problemi complessi che il movimento operaio si trova ad affrontare impongono una riflessione a cui questo seminario del «Gramsci» può contri buire, come del resto ci si è sforzati di fare in preparazione del 3° Congresso regionale della CGIL, avviando una riflessione sulla nostra re gione. Il lavoro di ricerca, che è necessario, deve proseguire con intensità ed impegno, metten do a fuoco i diversi aspetti della situazione an che introducendo metodi e valutazioni di tipo nuovo. La tematica offerta, in prevalenza, a questo seminario coglie gli interrogativi rispetto a set tori della società e a problemi che sono certo rilevanti e che meritano attenzione. Tuttavia risulta poco presente il quadro di

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