Problemi della transizione 1980

Il movimento sindacale

le potenzialità di espansione che la realtà no stra oggi mette in evidenza dopo aver risentito meno della crisi. La riflessione non è solo rivolta al dato im mediato e giusto di equilibrare a favore del Mezzogiorno una parte delle potenzialità eco- nomico-produttive, ma a comprendere la di namica interna del tessuto produttivo, le sue caratteristiche, i pregi e i difetti che ci sono e che non possono lasciare indifferenti. Affermare che ci sono potenzialità per con tribuire ad una politica meridionalistica non significa avallare tutto quanto esiste in modo acritico, non rilevando problemi e preoccupa zioni che esistono. La campagna propagandistica sul «brambil lismo», che ha avuto una certa fortuna, non può trarre in inganno sia rispetto alle forze po tenti ed interessate che intendono trarre un be neficio da un neoliberalismo di maniera, sia ri spetto agli interrogativi che gravano sul futuro del nostro paese, a partire da problemi di fon do come la nuova divisione internazionale del lavoro, la politica dei mercati sempre più inte sa come attività dei governi, la questione delle fonti energetiche e delle materie prime per non citarne che alcuni. In realtà il futuro non può essere fatto di so le piccole imprese escludendo le grandi, anche il prof. Prodi, recentemente, stando ad un re soconto giornalistico, ha escluso che si possa prescindere dalla struttura produttiva di mag giore dimensione. Negare le preoccupazioni di fondo che gra vano sull ’ apparato produttivo del nostro paese e pretendere di superarle solo attraverso la flessibilità della piccola impresa significa sot tovalutare pericolosamente sia il ruolo che in una moderna struttura industriale giocano al cuni comparti chiave che piccoli non sono, ba sti pensare alla chimica, che richiedono ricer ca, sia i movimenti mondiali che sono in atto sulle scelte di fondo, dall ’ energia ai mercati. Ecco perché proprio la consistenza del tes suto produttivo dell ’ Emilia-Romagna impone di condurre una riflessione non contingente, non rinchiusa in sé stessa, ma condotta con piena consapevolezza del respiro nazionale che è necessario, delle scelte di programmazione che sono urgenti, pena contraccolpi e difficol tà in prospettiva. L ’ autocompiacimento non è proprio del mo vimento operaio, ma è piuttosto una caratteri stica della borghesia industriale che conferma con questo atteggiamento una pericolosa mio pia che tende a rinchiudere un orizzonte che

deve invece essere ampliato. Anche la riflessione sul tessuto produttivo, potrei dire sulla sua morfologia, conferma la pericolosità di questa tendenza che sottovaluta la crisi che l ’ imprenditorialità regionale ha at traversato alla metà degli anni ’ 70; quando nu merose imprese ormai uscite dalla piccola di mensione hanno fatto i conti con la logica di una diversa e maggiore dimensione mostrando la corda di fronte alle prove di tipo nuovo, con conseguenze anche pesanti per le aziende e per l ’ occupazione. Si è scoperto in «corpore vivo» che il punto di forza della gestione personale dell ’ imprendi tore ne rappresenta il limite di fronte a mutate esigenze qualitative e quantitative. Così oggi possiamo «laicamente» affrontare la realtà della piccola impresa e del decentra mento produttivo, rispetto al quale sono supe rati pregiudizi e vengono riconoscimenti, per altro già definiti al convegno regionale del sin dacato sull ’ industria del 1978, circa gli spazi reali di specializzazione che si vengono così a determinare. Tuttavia se si può parlare senza pregiudizi del decentramento produttivo, riconoscendo ne anche la funzione, ove esiste, è necessario riconoscere che il ragionamento su alcuni comparti produttivi preoccupa e non trova og gi una soluzione per questa via. Basta pensare al comparto delle costruzioni. Questo comparto è soggetto a processi di fran tumazione preoccupanti. Pur essendo il ragionamento qui più eviden te, si potrebbe tuttavia estendere il discorso ad altri comparti produttivi. Sono solo alcuni cenni per dire che all ’ ester no ed all ’ interno la realtà regionale va esami nata con attenzione respingendo visioni unila terali e preconcette che volta a volta presenta no un quadro povero oppure ricco della situa zione regionale, ricadendo in una vecchia con cezione separatista della realtà emiliana, quasi un ’ isola rispetto al resto del paese. Questo non significa negare le specificità che ci sono, ma coglierle non è possibile fuori da un quadro nazionale e allo scopo di reim metterle in esso. Ad esempio oggi ci sono po tenzialità di crescita, anche positive, il che è un ’ altra cosa dall ’ affermare che è tutto posi tivo. Queste potenzialità possono essere un con tributo importante in una linea meridionalisti ca, di riequilibrio interno. Sulla proposta avanzata dal sindacato con la piattaforma e la vertenza regionale, come è

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