Problemi della transizione 1980

Il movimento sindacale

In definitiva la realtà di imprese minori ha bisogno della programmazione per poter inter venire sulle scelte di fondo. La nostra regione deve quindi assumere un ruolo di punta in questa direzione con un concorso di energie: sindacati, politiche, istituzionali e delle altre forze sociali, anche imprenditoriali. Anche in questo campo c ’ è quindi una pecu liarità che va colta dell ’ Emilia e che va giocata nazionalmente, per dare un contributo per sé e per il paese. In questa ottica si pongono infatti grossi problemi di riforma dell ’ assetto istituzionale, per dare ruolo alle Regioni, capacità di pro porre primi obiettivi e di raccogliere forze per raggiungerli. In definitiva c ’ è un ruolo di battaglia politica che va affrontato fino in fondo dall ’ Emilia-Ro magna con il necessario respiro nazionale. Un esempio per chiarire il ragionamento fin qui esposto. In materia di occupazione giovanile, il sin dacato nella nostra regione ha sviluppato un impegno che ha portato ad alcuni risultati nell ’ applicazione della legge per l ’ occupazione giovanile. Certo il grado di impegno non è sta to come sarebbe stato necessario, ha avuto ele menti di discontinuità; resta però un patrimo nio significativo di risultati, positivi e negativi, che consentono oggi alcune valutazioni. Anzi tutto occorre sottolineare la sottovalutazione che tutti, a partire dal sindacato, hanno avuto della reale condizione del mercato del lavoro, visto nelle sue contraddizioni più in termini quantitativi che qualitativi. Per questo si è rite nuto da parte dei più che fosse sufficiente una legge di «aggiustamento», di razionalizzazio ne. Questo non significa che alcuni spazi di ra zionalizzazione anche importanti, fossero pre senti, tanto è vero che anche dal punto di vista quantitativo un certo numero di giovani (più femmine che maschi) sono andati a lavorare per questo canale, o hanno beneficiato dell ’ im pegno generale sull ’ occupazione giovanile sia pure attraverso il canale del collocamento or dinario, e sono la maggioranza. Il nodo vero che è venuto in luce è di dimen sione diversa da quello preconizzato, non si trattava e non si tratta di «razionalizzare», ma di interventi ben più a fondo e inerenti la qua lità. Anche senza volere affrontare gli aspetti più complessivi, di costume, di abito mentale, di orientamento ideale che pure tra i giovani sono molto importanti (non va dimenticato che intere generazioni si sono formate più su

pensionati, dai lavoratori del pubblico im piego. Una situazione generale come l ’ attuale met te in crisi ruoli ed equilibri e richiede la capaci tà di costruirne dei nuovi. È importante cercare di definire il metodo con cui affrontare il problema. Infatti se il ruolo dèi movimento dei lavora tori deve avere un diverso riconoscimento, co me prima ho cercato di dire, resta il problema di come portare a sintesi le questioni che ven gono affrontate. Questo non solo dal punto di vista «ester no» al sindacato,ma anche all ’ interno. Infatti il sindacato, sconta nella nostra regione, una forte disarticolazione nell ’ affrontare i proble mi azienda per azienda, soprattutto quelli di sviluppo produttivo, di scelta dei prodotti, delle tecnologie, dei mercati. L ’ azienda si trova, più o meno, a suo agio nel meccanismo attuale di economia di merca to, sia pure nelle forme particolari con cui si manifesta in Italia. Il sindacato stenta a dare organicità ad un confronto aziendale che prescinde da parame tri definiti con la partecipazione e perseguiti con l ’ azione programmatica. Di qui il raccordo che deve esistere tra i di ritti contrattuali, la prima parte dei contratti, e la programmazione. Non è un raccordo oggi possibile perché una programmazione nel nostro paese non esiste, esistono solo interventi sui «fattori» produttivi come la fiscalizzazione che per altro sono per fettamente coerenti con la logica di mercato. L ’ esperienza avviata con alcune leggi di pro grammazione in questi anni non ha dato risul tati soddisfacenti. L ’ esperienza compiuta con la legge di ricon versione industriale non è fino ad oggi posi tiva. Eppure l ’ esigenza di programmazione è vita le per tutto l ’ arco democratico. Il dato che va sottolineato è la particolare importanza che può e deve avere l ’ avvio di politiche settoriali in rapporto al territorio nella nostra regione come supporto concreto della programma zione. Infatti un tessuto di imprese di dimensione piccola e media ha bisogno di un coordina mento settoriale e territoriale per poter guida re lo sviluppo. Questo è tanto più necessario e possibile in quanto non sono presenti gruppi nettamente preponderanti il cui ruolo possa annullare nei fatti ogni politica di settore.

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