Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
polare» si fanno sentire più acutamente. Alludiamo all ’ influen za delle vecchie dicotomie uomo-natura, artificio-natura, società-natura, delle quali la dicotomia sistema-ambiente è solo la versione più sofisticata 48 . Tuttavia la tendenza a superare tale dicotomia, la tenden za a riconoscere che il «sistema» è saturo d ’ «ambiente» e l ’ «ambiente» saturo di «sistema», ha un precedente insigne nel pensiero scientifico contemporaneo. Già alla fine degli anni ’ 30 il grande biochimico sovietico V.I. Vernadskij aveva fornito i primi spunti per una nuova interpretazione della biosfera: una biosfera non isolata, ma intimamente collegata ad altre due sfe re: quella della società e quella della tecnica 49 . Nel 1956, W. Ogburn avanza un simile modello situando, anche lui, la socio- sfera e la tecnosfera accanto alla biosfera 50 . L ’ idea viene ripro posta più tardi, negli stessi termini, da J.H. Milsum che sottoli nea l ’ inseparabilità strutturale e funzionale delle tre sfere 51 . Nell ’ URSS, C.F. Chiimi, percorrendo la strada imboccata da Vernadskij,arriva a conclusioni praticamente identiche a quelle di Ogburn e Milsum 52 . L ’ approccio, infatti," è lo stesso, e lo stesso è anche il modello proposto: la «biosociotecno- sfera». Con questo nome, piuttosto macchinoso, si vuole sotto lineare la inscindibilità dei tre sistemi. Drozin, nella sua «complessologia», sviluppa il modello fino alle sue estreme conseguenze. Certamente i suoi asserti non appaiono sempre suffragati da prove, specialmente quelli in cui Drozin si rivela più un seguace della sistemistica «genera- listica» che di quella cibernetica. Ma ciò non infirma, in linea di massima, la validità delle tesi sostenute. Secondo questo autore, il gigantesco incremento di com plessità nei nostri giorni si spiega, in gran parte, con la natura «continua» dei processi che hanno luogo nella biosociotecno- sfera. Attribuire però natura continua a questi processi signifi ca, in ultima analisi, esautorare uno dei principi — ormai con siderato «legge» — della sistemistica: che ogni sistema deve avere necessariamente un limite, un preciso confine che lo sepa ri dall ’ ambiente. Infatti, riconoscere l ’ esistenza di una processualità conti
48 Cfj. S. M oscovici , La société contre nature , Union Générale d ’ Edi- tion, Paris 1972. Anche C. R osset , L ’ anti-nature, PUF, Paris 1973. 49 Vedasi V.I. V ernadskij , Saggi biochimici (in russo), Accademia del le Scienze dell ’ URSS, Mosca 1940. Anche, dello stesso autore: La strut tura chimica della biosfera terrestre e il suo ambiente (in russo), Nanka, Mosca 1965 e Meditazioni di un na turalista: lo spazio e il tempo nel re gno minerale e animale (in russo), Nanka, Mosca 1975. Cfr. M.M. K ansilov , Evolution of thè Biosphe- re, Mir Publishers, Mosca 1976. 50 W. O gburn , Technology as En- vironment, «Sociology and Social Research», XLI (settembre-ottobre 1956). 51 J.H. M ilsum , Technosphere, Bio sphere and Sociosphere (1967), «Ge
nerai Systems», 13 (1968), ristampa to in System Behaviour (a cura di J. Beishon e G. Peters), Harper and Row, N.Y., pp. 210 sgg. 52 G.F. K hilmi , Philosophical Aspects of thè Problem of Transfor- mation of Nature in thè Interaction of Sciences in thè Study of thè Earth, Progress Publishers, Mosca 1938, pp. 55 sgg. Vedasi anche, dello stesso autore, Un nuovo compito della scienza è lo studio dell ’ adattamento della biosfera alle condizioni create dall ’ uomo (1972), «Rassegna Sovieti ca», 4 (luglio-agosto 1973).
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