Problemi della transizione 1980
Politica e scienza delle decisioni
Eccoci al punto che ci interessa. ‘ Razionale ’ , nel contesto della TD, indica un tipo di strategia conoscitiva e operativa ba sata fondamentalmente sul presupposto che per strutturare il campo decisionale sia necessaria la rigorizzazione — di solito tramite la formalizzazione matematica — dei mezzi di analisi. Questa strategia «razionale» ha dato risultati altamente soddi sfacenti a diversi livelli di complessità decisionale. E ciò è stato reso possibile dalla sempre maggior raffinatezza delle procedu re di rigorizzazione. Ma non solo: importante è stato anche aver saputo scindere le nuove esigenze di rigorizzazione da quelle tipiche della cosiddetta «ragione classica». A questo punto siamo entrati in pieno nella tematica, oggi molto discussa in Italia, relativa alla crisi della «rappresenta zione classica e tradizionale della ragione umana» 69 . Va detto però che il dibattito su questo argomento ha preso una piega insolita. E questo, ci preme sottolinearlo, non tanto ad opera degli studiosi che vi hanno partecipato, quanto piuttosto di una sua appropriazione irresponsabile da parte della stampa non specializzata. Infatti, quest ’ ultima ha contribuito a diffondere l ’ idea che la «crisi della ragione classica» fosse una scoperta di recente data. Il che non è vero, come nemmeno lo è che richia marsi alle vecchie — e giustissime — obiezioni alla ragione classica possa aprire strade che non siano già da tempo aperte. Molti ricorderanno probabilmente l ’ ineffabile Saul Ascher, dottore della Ragione («der Vernunftsdoktor»), l ’ ultra- razionale personaggio di Heine che, dopo morto, ritorna come fantasma e continua ostinatamente a sostenere, senza prender atto del suo nuovo (irrazionale) stato, che « la Ragione è il princi pio supremo» 70 . Ma Saul Ascher non è oggi più attuale. In realtà, è stato ormai accantonato come «curiosità da museo», e voler riesumarlo come fantasma — come una sorta di nuovo «fanta sma che si aggira per l ’ Europa» ci sembra oggi più che fuor viarne. Nessuno può, infatti, difendere oggi la ragione come principio supremo. Eppure essa può (e deve) essere difesa come principio relativo. E questo per il semplice motivo che la ragio ne, come ha rilevato S. Veca 71 , è plurale: esistono cioè tanti modi della ragione quanti sono i livelli di complessità del reale.
69 A. G argani , introduzione a A. Gargani et al., Crisi della ragione, Einaudi, Torino 1976, pp. 4 sgg. 70 H. H eine , Die Harzreise,in Reise- bilder, Hoffman und Campe, Ham burg 1876, voi. I, pp. 50 sgg. 71 S. V eca , Modi della ragione in A. G argani et al., Crisi della ragione, cit., pp. 279 sgg. Nello stesso li bro vedasi anche R. B odei , Com prendere, modificarsi. Modelli e pro spettive di razionalità trasformatrice, pp. 197 sgg. Bodei avverte giusta mente i pericoli insiti in un «ingenuo immaginarsi di distruggere compieta- mente tutte le certezze per partire da zero, da una pagina bianca, da una razionalità priva di condizionamenti e di limiti», p. 202. Una proposta molto analoga a quella dei «modi della ragione» di Veca si trova in L. S fez , Critique de la décision, PFNSP,
Paris 1972. Sfez contrappone alla «mono-razionalità», la «multi- razionalità», e cioè una razionalità che risulta, non della giustapposizio ne, bensì dall ’ articolazione di diverse razionalità. Anche qui, come in Ve ca, le diverse razionalità nascono in funzione dei diversi livelli di comples sità.
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