Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
Non c ’ è dubbio che, ad alcuni livelli, la ragione classica sia an cor oggi insostituibile. Ad altri, invece, volerla utilizzare sareb be grottesco. Sull ’ idea di ‘ ragione classica ’ esistono, di sicuro, diverse possibili interpretazioni. Ammettiamo, per brevità, che la più giusta sia quella che la identifica con le proposte metodologiche avanzate soprattutto da Descartes, Spinoza e Leibniz. Cioè: le «Regulae» che questi pensatori hanno elaborato per «guidare la ragione umana» 72 . Come è ovvio, nei processi decisionali le questioni di me todo hanno sempre avuto un peso fondamentale. Ma i metodi che la TD oggi utilizza, soprattutto quando deve affrontare problemi di altissima complessità, raramente, o solo settorial mente, rispettano le «Regulae» della ragione classica. Non di rado, persino, le contraddicono in modo esplicito. Effettiva mente, i metodi della TD negano, per molti versi, le «Regulae», in particolare alcune tra le più rilevanti formulate da Descartes. Ad esempio, la «Regula II», nella quale Descar tes sottolinea la necessità di non intraprendere azioni conosciti ve dalle quali non si sia sicuri di poter acquistare una conoscen za certa ed indubbia 73 . Questa pretesa di ricercare, ad ogni costo, l ’ assoluta cer tezza è stata già da tempo abbandonata da parte della TD. H.A. Simon, uno dei più grandi protagonisti della TD (e anche della Teoria della risoluzione di problemi), orienta tutti i suoi sforzi a seguire, a modo suo, la parola d ’ ordine di G. Bachelard negli anni ’ 30: «ouvrir le rationalisme» 74 . Diciamo ‘ a modo suo ’ perché l ’ eccezionale apporto scientifico di Simon, in meri to al quale gli è stato assegnato di recente il Premio Nobel, con siste nell ’ aver tentato, e con successo, di «ouvrir le rationali sme», senza però tradire il rigore scientifico dei metodi adoperati 75 . Il «metodo euristico» che egli, insieme ad altri studiosi, ha sviluppato è esemplare in questo senso. Accanto al «metodo algoritmico» che, in linea di principio, garantisce la soluzione ottimale di un problema, si colloca ora il «metodo euristico» che viene definito nei seguenti termini: «Un processo che può risolvere un determinato problema, ma che non offre garanzie di farlo, è chiamato un (processo) euristico per quel proble ma» 76 * . Riassumiamo: la TD, di fronte ai problemi sollevati dai si stemi complessi, specie di quelli con un elevato grado di turbo lenza, ha dovuto introdurre il «principio della razionalità limi tata» («principle of bounded rationality»), e anche il «metodo
72 R. D escartes , Regulae ad direc- tionem ingenii (1628); B. S pinoza , Tractatus de intellectus emendatione (1661); G.W. L eibniz , De arte inve- niendi (1669). 73 R. D escartes , Règles pour la di rection de l ’ esprit (1628), NRF Galli mard, Paris 1953, p. 39. Lo stesso ri chiamo alla certezza si ritrova in G.W. L eibniz , Project et Essais pour arriver à quelque certitude pour finir une bonne partie des disputes et pour avancer l ’ art d ’ inventer (1686) in L. C outurat (a cura di), Opuscules et
frammentes inédites de Leibniz, Olms, Hildesheim 1968, pp. 175 sgg 74 G. B achelard , Le nouvel esprit scientifique (1934), PUF, Paris 1978, p. 23. 75 Vedasi nota n. 5. 76 A. N ewell , J.C. S haw e H.A. S i mon , Empirical Explorations ivith thè Logic Machine: a Case Study in Heuristics, in E.A. F eigenbaum e J. F eldman (a cura di), Computers and Thought, McGraw-Hill, New York 1963, pp. 109 sgg.
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