Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

problemi collegati all ’ attuale incremento della complessità, so prattutto di quella forma di elevatissima complessità che, nella letteratura specialistica, è stata chiamata turbolenza sistemica. A pensarci bene, ci troviamo nuovamente di fronte al vecchio pro blema del disordine. Ma il disordine che abbiamo davanti ha, per così dire, una qualità diversa. E da qui, principalmente da qui, nascono gli aspetti più inquietanti della nostra odierna si tuazione: siamo consapevoli della qualità diversa del disordine che ci minaccia, ma non siamo capaci di contrapporvi un ordi ne che sia, anch ’ esso, di una qualità diversa. E il vuoto che, in questo modo, è venuto a configurarsi è di estrema pericolosità. Non occorre, infatti, essere un cultore di profezie apocalittiche per immaginare che, in un tale conte sto, le tentazioni autoritarie, cioè anti-democratiche, possono guadagnare terreno. Va ricordato anche, e non è certamente un aspetto da sottovalutare, che il disordine, oltre una certa soglia critica, finisce per infirmare la resistenza soggettiva degli uomi ni. È ciò che oggi, crediamo, si sta verificando. A livello popolare, si constata oggi una perdita progressiva della fiducia nella propria capacità di dare risposta al disordine crescente del mondo. La ragione, intesa qui come senso comu ne individuale e sociale, si sente prigioniera, in stato d ’ assedio. E da ciò nasce talvolta la coscienza rassegnata, ma più frequen temente la coscienza impaurita, la coscienza che ha paura e sce glie la fuga verso l ’ ignoto. Ma l ’ ignoto della paura, lo sappia mo, non è tanto ignoto. Il poeta R. Crevel lo diceva una volta: «una sola goccia di paura ed è tutto un oceano di ferocia» 80 . Ma per fortuna non siamo ancora a quel punto. E vero, noi non disponiano tuttora di un modello d ’ ordine di qualità diversa, ma il modello — se modello si può chiamare — che ci prospettano i tradizionali «uomini d ’ ordine» è ancora meno adatto del nostro a misurarsi con la qualità diversa dell ’ attuale disordine. Alla base dell ’ ordine autoritario c ’ è la chimera della governabilità assoluta. E governabilità assoluta presuppone un dispositivo di controllo altamente centralizzato, e pertanto una rigida separazione tra centro e periferia, tra governanti e gover nati. Ma se c ’ è un punto che la ricerca sistemica ha definitiva mente chiarito è che le forme più esasperate di complessità non possono essere affrontate nè con accentramento nè con rigidità 81 . La strada da percorrere, ne siamo convinti, è l ’ oppo sta. Essa dovrà condurci necessariamente a definire un ordine decentrato e flessibile. Questo richiederà però una vasta mobi litazione delle forze politiche progressiste tendente a gettare le basi di una cultura scientifica di massa, senza la quale decentra mento e flessibilità rimarrebbero soltanto parole d ’ ordine.

se in questo modo si tende a negare ogni forma di programmazione.

80 R. C revel , L ’ esprit contre la rai- son (1935), Tschon, Paris 1969. 81 Cfr. G. G iorello e M. M onda - dori , L ’ eclisse dei sistemi, «Rinasci ta», 23 (15 giugno 1979), 41-42. In questo testo gli autori avanzano una critica all ’ ideologia dei «sistemi cen trati». Noi condividiamo questa criti ca, soprattutto se essa è intesa come tentativo di infirmare l ’ egemonia del la programmazione, appunto, «cen trata». Non la condividiamo invece

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