Problemi della transizione 1980
La democrazia tra due modelli
di Remo Bodei
1. Ci troviamo oggi di fronte alla lenta consunzione di due modelli che hanno segnato a lungo la nostra esperienza teorica e politica. Li chiamerò per brevità: il modello giacobino e il modello storicistico. Il primo considera il corpo sociale come un organismo so stanzialmente lento, pigro, refrattario nel breve periodo alla ra zionalità. Deve essere spinto avanti, se occorre, con la più mas siccia violenza. Spesso, infatti, gli oppressi si alleano con i loro oppressori, creano Vandee, si costituiscono in bande di Lazze- ri, respingono chi vuole la loro liberazione. Di conseguenza, il movimento non può essere impresso alla società che dall ’ alto, da avanguardie illuminate e coscienti. Queste élites rivoluzio narie sanno ciò che invece è oscuramente sentito dalle masse. Ma le une non possono fare a meno delle altre: la visibilità dei processi al vertice rimane impotente contemplazione senza l ’ energia erogata dalla base di massa; la base, a sua volta, è cie ca forza senza l ’ occhio preveggente e lungimirante delle avan guardie. Le élites accelerano un movimento storico ritenuto co munque inarrestabile. Da qui tutta una sequenza di metafore politiche che articolano la pensabilità stessa degli eventi: l ’ acce lerazione delle doglie del parto (un ’ immagine che concilia la possibilità oggettiva con la necessità soggettiva di intervenire sui processi); l ’ alto e il basso della vita politica; il centro e la pe riferia dei cambiamenti. Le élites sono chiamate a risolvere un paradosso, il dover operare in favore degli oppressi anche andando contro di loro. Molte strategie sono state elaborate per sciogliere teoretica- mente e politicamente questo nodo. La più diffusa è quella del la diluizione temporale: la violenza contro oppressori ed op pressi è provvisoria, al pari della separazione di avanguardie e masse. Allorché le resistenze saranno state abbattute e la ragio ne avrà trionfato sui privilegi e sugli interessi particolaristici, violenza e separazione cadranno insieme. Il modello giacobino ha quindi un carattere pedagogico: la violenza si presenta come una sorta di argano per sollevare progressivamente gli uomini alla ragione, alla libertà, all ’ eguaglianza e alla felicità. Essa de ve essere utilizzata perché l ’ inerzia statica da superare — il plu rimillenario peso del dispotismo e delle «catene della schiavitù».. — è immane. Ma il suo tasso diminuirà gradualmente, sino a cessare, quando tutti gli uomini avranno in linea di principio raggiunto il medesimo livello. Allora la «virtù», il sacrificio di ogni interesse personale al bene comune, non sarà più un atteg giamento eccezionale, ma una norma di condotta che non co sterà sforzi eccessivi. Estirpato il vizio, l ’ egoismo, eliminati i
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