Problemi della transizione 1980
La democrazia tra due modelli
più sorretti dalla permanenza della tradizione, e, nello stesso tempo, moltiplicati, articolati localmente. Anche la costituzione organica della soggettività — quell ’ accentramento della coscienza, quell ’ obbedienza al suo centro che si costruisce parallelamente al costituirsi degli Stati nazionali — appare modificata: decentrata rispetto al passato, dai contorni più incerti, più aperta a possibili mutamenti e combinazioni. Cadono tabù sessuali millenari, si modificano rapidamente istituzioni già solide come la famiglia, aumentano le possibilità soggettive di scelte non regolate coercitivamente dalla legge (divorzio, aborto ecc.), cambiano i sistemi di ap prendimento e persino le modalità di coordinazione psico fisica: alcune facoltà e rami delle pulsioni si atrofizzano e ap passiscono, altri escono dallo stadio di latenza e si sviluppano tumultuosamente. E anche questa è politica, è la materia prima della politica, che deve essere vista con una grana più fine per produrre risultati positivi. Il nostro Hic Rhodus, hic salta! è questa realtà ipercomplessa, ancora in gran parte da esplorare, da capire nella sua dinamica e nelle sue scansioni. L ’ opacità della situazione presente non deve diventare un alibi o presen tarsi come una sconfitta della ragione, ma deve, al contrario, diventare uno stimolo per andare oltre. È una sfida alla quale occorre rispondere, riacquistando una diversa progettualità nella lotta ai condizionamenti negativi della vita singola e asso ciata e nell ’ indirizzare le energie verso scopi desiderabili. Biso gnerebbe mettere in moto una ricerca collettiva, fornita di arti- colazione politica, in grado anche di ritradurre in forma nuova le precedenti acquisizioni teoriche e politiche, pur inserendole in più ampie strategie. Non si deve, d ’ altra parte, pensare ad una estinzione della politica in favore di una, vera o presunta, spontaneità autoregolantesi del «sociale». E se questa sponta neità derivasse anche dal logoramento delle politiche preceden ti? Se fosse stata la loro scarsa presa sui processi sociali a gene rare — accanto alla liberazione da vincoli anacronistici e da su bordinazioni arcaiche — anche i dolorosi fenomeni di disgrega zione a cui assistiamo? Una politica cattiva o impropria tende purtroppo a cacciare una buona politica, ma una buona politi ca, se opportunamente condotta, può risultare alla fine un bi sogno sociale diffuso, può calamitare e organizzare la disgrega zione. Certo non sorreggono più gli schemi classici di irradia zione della sovranità, dall ’ alto o dal basso, e il vecchio schema politico parti/tutto, inteso in senso organicistico, si scinde in una miriade di elementi dispersi e mobili, alcuni dei quali, co me sottosistemi, hanno talvolta una complessità maggiore del tutto sistematico che pretende di articolarli. Una nuova politica deve passare attraverso questa disgregazione, deve, almeno in un primo tempo, abbandonare le sue classiche pretese, di origi ne hobbesiana, di voler procedere come una scienza a statuto forte, more geometrico (una scienza che ha a che fare con ‘ mas se ’ inerti, meccanicamente scindibili e componibili), e deve as sumere, per così dire, lo statuto debole della metereologia, stu diare il breve e medio periodo, le perturbazioni e le isobare va riabili del sociale. Soltanto dopo potrà gradualmente, a partire dalla comprensione dei fenomeni elementari, acquistare un nuovo e più forte statuto. Del resto V umiltà di questo tirocinio non è altro che la presa di coscienza di ciò che di fatto già avvie
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