Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

ne senza consapevolezza. Ossia: il carattere ‘ metereologico ’ della politica è oggi un fatto, le possibilità di previsione e di er rore sono rispettivamente ridotte ed elevate, le perturbazioni improvvise provenienti da aree lontane sono numerose ed assu mono spesso un aspetto capriccioso e casuale. 4. Dove cercare altre strade? Occorre forse dapprima pro cedere per sintomi, osservare quanto desta l ’ interesse in manie ra non episodica, cosa orienta le aspettative. E in questo campo è senz ’ altro rivelativa l ’ attenzione che, anche nell ’ ambito della sinistra, viene riservata, fra l ’ altro, alle teorie di Foucault e di Luhmann. Ciò accade probabilmente perché esse inducono a riflettere su problemi emergenti-, esibiscono la natura microfisi ca e diffusa del potere e i meccanismi sistematici a feed-back delle società contemporanee; mettono in discussione gli schemi dialettici che impregnano la nostra mentalità, saggiando il va lore di categorie quali totalità, contraddizione e scopo. En trambe le teorie, infatti, descrivono processi senza soggetto, non programmati da nessuno «stato maggiore» della razionali tà, ma intelligibili sia nell ’ esame a distanza ravvicinata sia nella considerazione sistemica delle interazioni complesse. Entrambe poi, rifiutando la dicotomia avanguardie masse, dominanti e dominati, detentori esclusivi del potere e meri esecutori, offro no un ’ immagine non riduttiva e non vitalistica della società. Entrambe, infine, presentano concetti di politica e di potere che (malgrado i momenti più scopertamente ideologici o apolo getici dell ’ esistente) permettono la percezione del nuovo, dei differenziali della nostra realtà. Così in Foucault il potere non si esercita da un centro pri vilegiato, dai parlamenti o dai palazzi dei governi, ma è disse minato e presente ovunque: nelle aule scolastiche, nei padiglio ni dei manicomi e degli ospedali, nelle camerate delle caserme, nelle celle dei penitenziari. Il «potere», per altro, non è che un nome, un ’ etichetta che copre una situazione strategica differen ziata, rapporti di forza disparati, mobili, locali, microfisici. Es so viene in genere concepito sostantivamente come una merce — che si possiede, si scambia o si riacquista — , in quanto noi siamo concettualmente tributari dei dibattiti che, dal Medioevo in poi, hanno ruotato sulle prerogative o sui limiti dell ’ autorità del sovrano. Per questo il potere, sia che emanasse dal sovrano, sia che emanasse dai singoli che nel contratto sociale lo aliena lo, se ne privano in tutto o in parte, è stato rappresentato come un oggetto che può venir donato o scambiato, acquistato o per so e che in ogni caso è proprietà di individui e di istituzioni. Ta le concezione giuridica ed economica del potere è per Foucault incapace di spiegare i fenomeni attuali. Oggi, soprattutto, il potere non ha portatori e veicoli speciali. Esso è anzi, per così dire, interstiziale, plasma i soggetti stessi piuttosto che essere da loro erogato e scambiato. I soggetti sono infatti costruzioni- costrizioni, prodotti da tecniche disciplinari e tecniche del cor po, da saperi specialistici e da dispositivi che penetrano nelle fi bre più intime dell ’ uomo, legando i suoi aspetti biologici alla sfera politica. Il potere, infatti, non è più soltanto violenza bru ta, oppressione sanguinosa, punizione attraverso il dolore, ma strumento produttivo di corpi docili, sensibili, «elettrizzati»,

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