Problemi della transizione 1980

La democrazia tra due modelli

guidati anche attraverso il piacere del sesso. Un potere che, dal la fine del Settecento, preferisce sorvegliare invece di punire , che non è il contrario della verità, ma la sua fonte, dimodoché i saperi non sono altro che la visualizzazione del potere, gli ordi ni del discorso. Ed è dentro i molteplici saperi ed i diversi regi mi di verità che il potere agisce dicendo di sì, proprio mentre sembra accumulare dei no, dei divieti e delle interdizioni. Se il «potere» si regge dunque su una miriade di rapporti microfisi ci, che operano a livello locale, dal basso, e che solo in seguito vengono colonizzati e assorbiti in dispositivi più vasti (in una macrofisica del potere che Foucault sembra non voler negare), anche il giusto metodo d ’ analisi deve essere quello ascendente, genealogico, che parte dalle situazioni locali e minute per risali re progressivamente agli agglomerati maggiori e giungere poi sino allo Stato, che non viene più interpretato come un blocco massiccio e compatto, ma come un fascio disomogeneo di pote ri incrociati e colonizzati (generalizzando quanto Franz Neu- mann aveva affermato a proposito dello Stato nazista nel Bee- moth'). L ’ analisi discendente, che parte da categorie di largo raggio, prefabbricate e non definite, viene perciò giustamente respinta come sterile. Anche per questo, di contro alla tradizio ne dialettica, il concetto di differenza gli appare più fruttuoso di quello di contraddizione (espressivo per lui di una logica po vera); il concetto di disseminazione più ricco e preciso di quello di totalità articolata-, il concetto di strategia anonima più pro duttivo di quello di progresso secondo scopi soggettivi. In questa battaglia egli è, senza volerlo, vicino a Luh- mann, che combatte la dialettica come anticaglia «veteroeuro- pea», mentre accoglie la tradizione sociologica americana, so prattutto Talcott Parsons, e la teoria generale dei sistemi di Ludwing von Bertalanffy. Sin da Concetto di scopo e razionalità sistemica, del 1968, Luhmann intende mostrare come la meta fisica classica — da Aristotele a Max Weber — abbia creato una serie di categorie relative all ’ agire sociale che si son rivelate inconsistenti e fuorviami. Tale è quella di scopo nel nesso mezzi-scopo, decisiva appunto in Weber. L ’ idea di scopo ha per Luhmann la funzione di celare la caducità di ogni azione e di fissare una sorta di stella polare soggettiva verso cui l ’ agire individuale si dirigerebbe. L ’ azione e lo scopo verrebbero così sostanzializzati e la causa finale si porrebbe come opposto spe culare della causa efficiente. Essa produrrebbe cioè effetti in ór dine inverso alla causa efficiente, attirerebbe a sé l ’ azione dal futuro, invece di produrre effetti dopo la comparsa della causa. Se il concetto di scopo soggettivo (e quindi di razionalità o me no rispetto allo scopo) non aiuta affatto a spiegare la dinamica sociale, è necessario per Luhmann abbandonare decisamente il terreno dell ’ agire del singolo. Bisogna, in altri termini, conside rare l ’ agente solo nel contesto dell'interazione e l'interazione solo come sistema. In questo modo non è più la soggettività, il calcolo o l ’ intenzione degli agenti, a spiegare il movimento del la società, ma sono i meccanismi riflessivi e complessi dell ’ insie me. La società viene infatti concepita come un insieme, un si stema che interagisce a sua volta con un ambiente di maggiore complessità e che può sopravvivere unicamente attraverso sele zioni di complessità, riduzioni della possibilità di risposta a si tuazioni concrete. L ’ antropologia di Luhmann — ha detto Ha

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