Problemi della transizione 1980

La democrazia tra due modelli

5. Le teorie di Foucault e di Luhmann sono solo alcune delle possibili piste da seguire. Percorsi da esplorare, non colle zioni di idee da aggiungere sincretisticamente al vecchio baga glio o da accogliere per il mero fascino della novità. Devono es sere esaminate per diverse ragioni: perché esprimono la consa pevolezza di insiemi sociali dinamici, articolati in sotto-sistemi relativamente indipendenti e di altissima complessità (secondo il modello della «teoria dei compartimenti» di Rescigno e Se gre); perché presentano processi sociali non governati più, co me nel modello storicistico, dai meccanismi giroscopici della tradizione e dell ’ abitudine, ma da sistemi di riassestamento e di «simbiosi» sofisticati; perché — pur trascurando, in senso anti marxista, le dissimmetrie nella distribuzione effettiva del pote re, descrivendo un mondo in cui sembra che non esistano le classi e che il potere, come il buon senso in Cartesio, sia la cosa meglio distribuita nel mondo — manifestano le possibilità di reazione multipla alle imposizioni ‘ giacobine ’ dall ’ alto; perché, infine, distruggono l ’ assunto classico àe\V invarianza dell'am montare del potere (la dottrina secondo cui il potere è un capi tale fisso, così che alcuni guadagnano ciò che altri perdono, o un sistema chiuso di tipo helmoltziano, che non assorbe ener gia dall ’ esterno, né, tantomeno, la cede) e lo sostituiscono con una teoria produttiva del potere, nella quale spettano vantaggi, contemporaneamente, a chi richiede e a chi esegue le prestazio ni selettive e la quota di potere cresce, si differenzia nella socie tà e si ripartisce senza grossi squilibri relativi. Ma, soprattutto, queste teorie ci pongono davanti a quella che è per noi una scelta decisiva: la democrazia. Tanto Fou cault, quanto Luhmann suggeriscono delle riflessioni sul suo funzionamento e sul suo avvenire, pongono in causa la demo crazia, quale sforzo di attivare il corpo pigro dei giacobini e de gli storicisti in vista di una reale partecipazione di ciascuno alle decisioni che riguardano la collettività. L ’ alternativa che — at traverso Foucault e Luhmann — viene ad essere posta in rilievo è la seguente: 1) o accettare un governo della complessità (gui dato da schiere di specialisti e di tecnici, legittimato dai mass media e dalle parate elettorali), in cui i cittadini si accontentino di chiudersi nei loro saperi e mestieri particolari e di indirizzare domande verso i governanti così come nei giornali si scrivono le «lettere al direttore»; accettare cioè che non si formi alcun consenso razionale, e non solo perché esistono questioni ogget tivamente difficili da capire ai non-esperti (ad esempio: su qua le base decidere dell ’ installazione di centrali nucleari o di in ac cordo finanziario fra banche?), ma anche perché i dati su cui discutere, persino quelli più elementari, non vengono mai esibi ti, in quanto segreti e nascosti (ad esempio: gli omissis sul ter rorismo o su organismi militari), dimodoché si è costretti a ver sare fiumi di retorica o di congetture, a produrre un consenso a naso, contribuendo in tal modo ad uno svuotamento della de mocrazia, al ritorno pilotato dei cittadini allo stato di sudditi, che credono di essere liberi mentre sono bloccati da catene invi sibili; 2) oppure produrre una espansione reale della democra zia, una partecipazione effettiva ai processi decisionali che inci dono sulla vita associata: ma allora moltissimo deve cambiare e non è più sufficiente miniaturizzare la democrazia attraverso un allargamento quantitativo degli strumenti di partecipazione

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