Problemi della transizione 1980
Ragione, democrazia e scienza
di Umberto Cerroni
1. La progressiva emersione della scienza come tipico or gano della conoscenza moderna è la causa profonda della crisi permanente in cui la filosofia è caduta. Per la verità, questa ha dapprima puntato con forza su una sorta di assimilazione alla scienza e al suo metodo, ma dalla fine del XIX secolo ha ripie gato su una autarchia di metodo che l ’ ha isolata. Machiavelli fu il primo ad avvertire lo spirito dei nuovi tempi quando chiese per la filosofia politica che ci si occupasse della realtà effettuale e nacque la scienza politica. Hobbes guardò, si può ben dire, con invidia alla geometria e ai geometri che, scriveva, «hanno bene amministrato la loro provincia» e aggiungeva con eviden te scoramento che «se i filosofi morali avessero assolto al loro compito con esito altrettanto felice, non vedo come l ’ industria umana avrebbe potuto contribuire di più alla felicità di questa vita» (Hobbes, De Cive, Roma 1979, p. 65). Kant guardò alla scienza di Newton come a un modello da raggiungere per la fi losofia e nel 1783 tentò di impostare i «prolegomeni ad ogni metafisica futura che possa presentarsi come scienza» metten do in moto un processo di distruzione critica di quella che chia mò «filosofia vana e senza base, falsa sapienza». Nella sostan za però l ’ operazione di Kant, fondamentale per le articolazioni della sua «critica della ragione», arriva a conclusioni scetti- cheggianti. Sono le conclusioni a cui, da due secoli, riapproda no un po ’ tutti i filosofi che non se la sentono di ripetere l ’ otti mistico rilancio della ragion filosofica contro l ’ intelletto scienti fico con l ’ avallo di Hegel. L ’ avallo era ovviamente molto auto revole, ma molti hanno pagato una troppo poco fondata fidu cia nel razionalismo astratto della filosofia classica tedesca ri cadendo nell ’ esercizio hegeliano di costruire nuove «enciclope die delle scienze filosofiche in compendio» illudendosi che basti dare alla filosofia il nome di scienza per darle anche l ’ univocità della scienza. Ed è noto che in questa illusione è caduto in larga misura persino il marxismo dei marxisti, ancor oggi schierati in grande maggioranza contro quel giovane Marx che ebbe a stilare la più grande critica della filosofia speculativa. Sviluppando alcune grandi intuizioni di Feuerbach, Marx conduceva sulla filosofia hegeliana una critica che coinvolgeva non più soltanto la vec chia metafisica già liquidata da Kant, ma anche il razionalismo astratto di derivazione kant-hegeliana per il quale il potere uni ficante della ragione scavalcherebbe i «limiti» dell ’ intelletto scientifico e il «vincolo» della causalità librandosi nei cieli di una dialettica priva, come il vecchio dio, di storia e di oggettua- lità perché inizio e regola della storia e degli oggetti.
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