Problemi della transizione 1980
Ragione, democrazia e scienza
soltanto a imporre uno sforzo terribile per impedire la fine del la civiltà. Bisogna convincersi che una teoria che privilegia l ’ azione sulla riflessione teorica, sulla cultura e sulla scienza, è essen zialmente una presentazione di dimissioni da parte della cultu ra ed è una celebrazione di un ’ azione senza progetto. Qui dob biamo prendere atto che il Novecento è stato dominato da un doppio processo di esaltazione dell ’ azione a mito e di conver sione, perciò,della cultura a puro mito per l ’ azione. In positivo questo processo è stato forse per la prima volta illustrato e cele brato da Georges Sorel, un pensatore che merita di essere risco perto perché ha raccolto le influenze della filosofia della vita at traverso James e Bergson e le ha convogliate nella politica, un po ’ in tutte le aree della politica visto che egli influenzò a sua volta Mussolini, Péguy, Gramsci e Maurras. Mi limito a citare un solo testo di Sorel nel quale trovo sintetizzato tanto il di sprezzo per la scienza, quanto il primato dell ’ azione per l ’ azio ne, tanto la deformazione pragmatica di Marx, quanto una cultura dei bisogni che decapita il bisogno di cultura. Eccolo: «per i nostri contemporanei la scienza è innanzitutto un mezzo per agire sul mondo, per dirigere le forze in modo utile, per co struire gli organi della sua trasformazione. Questa nozione non è disforme da quella di Marx, che domandava al pensiero non «di interpretare il mondo, ma di mutarlo». La scienza antica aveva avuto troppo spesso per scopo di soddisfare la curiosità degli oziosi; la scienza moderna si propone, quasi sempre, di ri solvere problemi di cui la pratica ha già cominciato a tentare la soluzione, sotto l ’ impulso di bisogni urgenti, contentandosi di procedimenti empirici. La scienza si congiunge così in modo in timo all ’ azione con cui ci sforziamo di strappare alla natura dei mezzi superiori a quelli adoperati in passato» (G. Sorel, Marxi smo e scienza sociale, «Riv. ital. di sociologia», gennaio 1899). In realtà così la scienza viene svuotata di valori conoscitivi e perciò l ’ azione è caricata di moralità (come ci dirà Gentile) mentre la politica si autocelebra senza darsi un progetto cultu rale. Dunque la cultura serve solo da mito per raccogliere se guaci fra le masse e come utiie supporto per l ’ azione. Non vuol dire che il vero mito diventa l ’ azione per l ’ azione? Ciò è così ve ro che un tema centrale della teoria sociale diviene quello del cambiamento e che un tema centrale della politica è divenuto quello della rivoluzione: tutti vogliono cambiare o dicono di voler cambiare, anche i conservatori. Tutti dicono si volere una rivoluzione, anche i controrivoluzionari. Tutti dicono di volere la democrazia, soprattutto chi intende affossarla. Prendiamo atto che su questa strada la cultura figlia una moderna barbarie. La società di massa deve certo cambiare e deve essere rivoluzionata nel profondo, ma ciò è fattibile sol tanto se sulla società di massa c ’ è una rigorosa indagine critica della scienza, se nella società di massa viene diffusa una cultura scientifica moderna e se la politica del cambiamento e della ri voluzione diventa una cosa seria. Altrimenti la società di massa rischia di inghiottire la civiltà o perché sostituisce alla cultura il culto dell ’ azione o perché piega demagogicamente la cultura al culto delle masse o perché estranea la cultura dalle masse e le masse dalla cultura.
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