Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

3. Ho cominciato denunciando, in sostanza, i residui idealistici della tradizione culturale europea e sono adesso arri vato a criticare una certa deriva volgare della tradizione reali stica e anche materialistica. Vorrei render chiaro che questa doppia critica mi pare essenziale: da una parte la nostra cultura deve liberarsi dell ’ anima speculativa consegnataci dall ’ ideali smo e dall ’ altra, tuttavia, deve combattere arditamente e aper tamente lo spirito dimissionario che circola nella tradizione an tispeculativa del Novecento: la tendenza, cioè, a liquidare con l ’ idealismo classico anche la presenza e operatività della rifles sione intellettuale. Se il panorama della filosofia chiede una forte iniezione di realismo critico e di materialismo, lo stato della pratica politico-istituzionale, al contrario, chiede invece una forte carica ideale e culturale. Il vizio della cultura tradizio nale è certo l ’ astrattismo, ma quello della vita pratica è sicura mente quello del concretismo e se l ’ uno congela aristocratica mente la cultura in una torre d ’ avorio, l ’ altro la dissolve nel mare magno di una pratica volgare. In questo duplice vizio sta in fondo raccolto tutto intero il dissesto della civiltà europea. Essa ha espresso la più grande cultura di tutti i tempi e ha toccato un vertice essenziale di uni versalità. Tuttavia non è riuscita a universalizzare la vita prati ca degli europei e neppure ad evitare il suo ricorrente imbarba rimento. Per altro verso la pratica della nostra convivenza con tinua ad oscillare fra i grandi temi di libertà, eguaglianza, fra ternità con l ’ aggiunta magari dei non meno grandi temi dell ’ in ternazionalismo socialista e dell ’ emancipazione sociale e la grettezza di istituzioni e comportamenti rinchiusi nell ’ egoismo di gruppo, di casta, di classe o di partito. C ’ è naturalmente chi rimprovera di questo proprio la tradizione universalistica della nostra cultura assolvendo così, per l ’ appunto, i gruppi, le caste, le classi o i partiti che dominano la politica. Si capisce che allo ra si annunci continuamente il diluvio universale: la fine àe\V élite dominante appare come la fine del mondo esattamen te come l ’ inizio di ogni nuovo dominio politico appare come l ’ alfa e l ’ omega della storia. C ’ è in questa diffusa impostazione il risultato nichilista di una politica incapace di darsi orizzonti che scavalchino gli interessi chiusi dei gruppi o degli Stati, di una politica che considera se stessa come fine ultimo e la cultu ra come semplice strumento così come considera il personale dirigente insostituibile per l ’ eternità e il genere umano come og getto delle proprie manipolazioni. Il problema politico chiave della nostra epoca sembra di ventare questo: sottoporre la politica al controllo doppio della cultura e della massa sottraendola tanto al cinismo della Real politik quanto agli allettamenti della demagogia. Il problema diventa insomma quello di garantire un regime di garanzie, il che è impossibile restando nel recinto della pura metodologia. Si tratta infatti di rendersi conto che se è vero che nessun regi me è migliore di quello pur difettoso della democrazia politica, non è poi meno vero che la stessa democrazia politica si regge come metodo della vita politica soltanto se riesce a cointeressa re a se stessa, con un discorso sui contenuti, la grande massa. La democrazia non si perde soltanto perché c ’ è chi non crede al metodo della democrazia, ma anche perché questo metodo si sterilizza in parlamentarismo e non affronta i grandi temi

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