Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

mente fino ad apprezzare le libertà formali e la cultura. Non c ’ è un prima e un dopo: c ’ è una pratica storica complessa nella quale intellettuali e semplici entrano gramscianamente in un rapporto di osmosi per far lievitare la politica, sbloccarla dai settarismi di una classe ed evitare che si incagli nei settarismi di un ’ altra. Aprire la democrazia agli interessi dei lavoratori significa al contempo slargare l ’ orizzonte della politica e anche innescare un meccanismo di progressiva universalizzazione e intellettua lizzazione degli interessi. Dall ’ interesse individuale si riesce al lora a risalire all ’ interesse di gruppo, che è ancora una coscien za sindacale-corporativa, e poi all ’ interesse di prospettiva, na zionale o strategico, che è già una coscienza politica e infine a una coscienza internazionalista o come si diceva una volta co smopolita, che è necessariamente una coscienza universalizzata dal senso di appartenenza al genere umano. Il segreto dunque del rinnovamento politico sta nel riportare la politica agli inte ressi, ottenendo che gli interessi risalgano ad una politica ricca e partecipata, scorporata dallo spirito della dominazione e dell ’ esclusivismo. 4. Ci sono segnali in questa direzione? Penso di sì anche se sono, più che flebili, ancora immersi nella oggettività delle cose e in attesa di un apprendimento soggettivo. La società di massa in cui viviamo mostra infatti almeno tre tendenze molto nette: a) alla socializzazione di tutti gli aspetti della esistenza e perciò allo svuotamento di tutte le posi zioni di monopolio e di esclusivismo, b) alla parificazione degli uomini indipendentemente da ogni caratteristica naturalistica o ereditaria o di status, c) alla diffusione della scienza e della tec nica nella vita quotidiana che, insieme alla diffusione della sco larità e della cultura di massa, crea un processo di progressiva intellettualizzazione della vita. Certo, queste tre tendenze presentano anche aspetti peri colosi: la socializzazione può debordare nella massificazione, la parificazione nel livellamento, l ’ intellettualizzazione nel tec nicismo. È però del tutto legittimo contare sulla positività delle tendenze suddette sol che si diffonda la coscienza di doverle aiutare contrastando le controtendenze. Non ho paura della società di massa, ma della mancanza di una analisi teorica sod disfacente della società di massa. E ciò dipende, sia detto per inciso e per sviluppare il discorso avviato all ’ inizio, dalla man cata costruzione di una integrazione delle scienze sociali come sarebbe possibile su basi storico-materialistiche, dal riflusso fi losofico della conoscenza sociale. Bisogna dunque spingere verso la crescita di una teoria della società di massa che generalizzi le spinte ormai affioranti nella pratica politica e le chiarisca sul piano teorico-scientifico. Queste spinte sollevano infatti ormai chiaramente problemi co me questi: necessità di distinguere nettamente la giusta istanza della ascesa sociale di tutti dalla spirale rivendicazionistica di tipo grettamente corporativo, necessità di integrare una co scienza legittima dei diritti con un rigoroso adempimento dei doveri, necessità di elaborare una nuova tavola di valori nei quali il soddisfacimento dei bisogni elementari si colleghi alla

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