Problemi della transizione 1980

Ragione, democrazia e scienza

promozione di bisogni superiori etico-politici e culturali, neces sità di fissare un rigoroso primato della scienza e della cultura nella visione della vita personale così come nella costruzione della convivenza sociale. Vorrei, su quest ’ ultimo punto, indicare qualche esempio molto significativo. Il primo concerne la confusione fra politica e cultura che ancora avalla una arbitraria e spesso ridicola tra sposizione della parità delle opinioni, legittima e doverosa in politica, nella sfera della cultura e della scienza ove invece, co me diceva Labriola, non si possono fare votazioni. Qui bisogna rivendicare la distinzione greca fra doksa e episteme e modella re la conoscenza sul rigoroso metodo della ricerca scientifica misurata dal dubbio cartesiano, dalla verifica delle ipotesi e quindi dalla razionalità delle proposte. Commette un autentico crimine contro la cultura e contro la scienza chi sostituisce que sto metodo con il catalogo delle opinioni e con l ’ inchiesta così come chi conferisce legittimità teorica ad ogni cultura- espressione rinunciando alla cultura-valutazione. Responsabili sono in questo campo sia il cattivo politico che converte la de mocrazia in demagogia intellettuale, sia il cattivo sociologo che torna alla pseudoscienza classificatoria del cavalier Linneo nell ’ età di Darwin, sia il cattivo antropologo che studiando co me è giusto fare la cultura del folklore o la cultura della barba rie dimentica di distinguere poi il folklore culturale dalla scien za e la barbarie dalla civiltà. Deve diventare chiaro che i sistemi espressivi della cultura trovano un misuratore nella dinamica del progresso intellettuale. È proprio questo progresso che ci permette di studiare il folklore e la barbarie che, in nome del progresso, abbiamo superato. Studiare la storia non significa rinunciare a valutarla. Il secondo esempio si riferisce ai mezzi di comunicazione di massa che una cattiva sociologia e anche una cattiva politica incapaci di fronteggiare i problemi nuovi della cultura di massa hanno per lungo tempo demonizzato. Mi limito a tre enuncia zioni molto sintetiche: 1) I mezzi tecnici della comunicazione moderna sono un potente strumento di liberazione purché gli uomini sappiano impiegarli. Bisogna dunque respingere gli at tacchi generici e immotivati contro il cinema o contro la televi sione come un tempo bisognò respingere l ’ attacco a certi generi letterali. 2) La possibilità di manipolazione della massa me diante i mezzi di comunicazione moderna è in realtà inerente non alla tecnica moderna ma all ’ impianto mercantile della no stra società e alla connessa mercificazione della cultura e della vita. 3) A questa mercificazione è possibile e doveroso reagire non soltanto progettando una trasformazione dei rapporti so ciali ma anche resistendo nel campo specifico della cultura at torno ai valori della razionalità e del rigore scientifico e profes sionale. Infine non bisogna dimenticare che la manipolazione dall'alto è resa possibile e spesso è facilitata e addirittura solle citata dalla bassa cultura della massa. Doveroso è dunque bat tersi tanto contro le arti manipolatorie di una cultura fatta ap posta per la massa quanto contro la passività della massa che chiede appunto quel tipo di cultura attraverso la pressione del mercato e degli indici di gradimento.

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