Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

5. Il punto finale di questo mio discorso concerne ovvia mente il filosofo, cioè l ’ intellettuale. Non vorrei dare l ’ impres sione, con la polemica condotta contro la filosofia speculativa, che per me i filosofi non abbiano niente da fare. Al contrario: la critica della filosofia speculativa dovrebbe diventare il loro mestiere ed essi potrebbero utilmente cooperare alla fondazio ne metodologica di una sociologia scientifica integrata le cui deficienze sono certamente in rapporto con il fatto che una si mile fondazione non può avvenire solo con l ’ apporto di compe tenze settoriali. In secondo luogo il filosofo ha oggi il grande compito, a mio avviso, di difendere la scienza dagli attacchi aperti e larvati che continuamente si profilano. C ’ è poi il pro blema della critica della politica, cioè della pragmatizzazione della politica. E c ’ è, infine, il compito di promuovere in tutta la società una crescita intellettuale diffusa che non comporti ab bassamenti di livello. Tutto ciò basta a mettere in luce che c ’ è un vasto spazio per il filosofo e che il suo ruolo non deve esaurirsi nella coltiva zione della filologia. Un rilancio della dimensione teoretica del la conoscenza mi sembra invece urgente ed essenziale per sfug gire alla rivincita di un empirismo e di un settorialismo modesti e anche meschini. Credo dunque nella dimensione intellettuale della società moderna e anzi confido che essa divenga la sponda di partenza per un processo di vasta civilizzazione della nostra epoca. Quella dimensione, in particolare, mi sembra costituire oggi il più grande patrimonio dell ’ Europa così come il suo rilancio mi pare costituire una specifica funzione persino politica del no stro continente. Molti sono i segni della barbarie nel mondo. Una grande lega della civiltà potrebbe sconfiggerla. Perché non dovrebbe fondarla, appunto, l ’ Europa? E in rapporto all ’ Europa che vorrei mostrare la rigorosa, stringente necessità di far confluire i grandi temi della civiltà in tellettuale moderna: la scienza, la democrazia, l ’ emancipazione dei lavoratori come condizione dell ’ emancipazione umana. Intanto è appena il caso di sottolineare che tutti e tre questi essenziali temi della modernità sono nati in Europa. Rivendi carli non significa affatto impostare un nazionalismo continen tale: essi sono moduli specifici della nostra civiltà come è stata elaborata da Galilei a Einstein, da Hobbes a Marx, da Locke a Gramsci. In secondo luogo essi sono oggi temi non dell ’ Europa ma del mondo intero e temi su cui, però, la riflessione intellet tuale degli europei continua a fornire suggerimenti teorici es senziali. Non è per questo che le università europee sono affol late dagli uomini del terzo mondo e non è per questo che gli americani importano da decenni cervelli europei e non è ancora per questo che i sovietici mostrano particolare attenzione alla tradizione europea di cui si sentono in larga misura partecipi? Sotto il profilo intellettuale l ’ Europa è ancora il centro del mondo, anche se non lo è più sotto il profilo economico, politi co e militare. Ma vorrei far notare che quei tre temi non sono soltanto temi universali. Sono, per di più, strettamente interconnessi. Se la scienza ha una chance di battere i ritornanti attacchi ciò è so prattutto in ragione del fatto che la democrazia non è stata sconfitta e che l ’ avanzata dei lavoratori le fornisce forti radici.

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