Problemi della transizione 1980

Ragione, democrazia e scienza

La democrazia, d ’ altronde, può continuare a svilupparsi se con il sostegno dei lavoratori può guadagnare anche il sostegno di una scienza capace di aiutare il soddisfacimento di bisogni cre scenti delle masse. Infine i lavoratori possono sperare di risol vere i loro problemi materiali e morali di emancipazione solo se puntano su una alta produttività facilitata dallo sviluppo tecno-scientifico e su una diffusione dello spirito e delle istitu zioni della democrazia. Ecco quali sono per me le ragioni di un ottimismo di pro spettiva e anche le ragioni non retoriche di un umanesimo nien te affatto aristocratico. Questo nuovo umanesimo può nascere infatti in alleanza con la scienza e non con il manierismo arca dico, con la democrazia e non con l ’ elitismo cortigiano, con il mondo del lavoro e non con il mondo del parassitismo. Nulla dunque che ricolleghi questo nuovo umanesimo a quello antico e tradizionale al di fuori della riconquista di un livello di uni versalità e di cosmopolitismo che fa adesso corpo con l ’ emanci pazione di tutti e con l ’ eguale diritto di ciascuno. Questo nuovo umanesimo è tuttavia strettamente condi zionato al contemporaneo emergere di una coscienza razionate- scientifica, di un profondo spirito democratico, di un responsa bile intervento attivo dei lavoratori. Dunque, non è una pura impresa degli intellettuali ed è anzi una tipica impresa antiintel- lettualistica. Per dirla con una espressione gramsciana siamo di fronte ad un Rinascimento che diventa possibile solo se è anche una «andata al popolo» anziché un moto di restaurazione socio-politica, solo se è anche una Riforma popolare oltre che un rinnovamento intellettuale. Tuttavia questa «andata al po polo» non può essere populismo di un qualsiasi tipo, ma un ri goroso processo di diffusione dei più alti livelli di civiltà. Si esi ge insomma una forte responsabilizzazione di tutti i protagoni sti: degli intellettuali impegnati a emancipare i semplici, dei la voratori impegnati ad uscir fuori dalla loro «semplicità» con l ’ assunzione di compiti storici, dei politici impegnati a riscopri re nelle loro cause «di partito» impegni universali. Forse l ’ impresa ha il sapore dell ’ avventura utopistica per chi si è troppo innamorato del realismo politico. Io ci vedo in vece il fascino delle grandi imprese storiche e forse il più alto contributo che l ’ Europa possa ancora dare all ’ umanità contem poranea mediando con la scienza, la democrazia, l ’ emancipa zione la civiltà intellettuale dell ’ occidente dentro te grandi espe rienze di miliardi di uomini che fuori dei confini europei vanno grado a grado scoprendo l ’ essenzialità di scienza, democrazia, emancipazione, ma anche la difficoltà di darne un chiarimento intellettuale. Potrebbe essere il momento in cui la civiltà intel lettuale diviene il patrimonio politico più importante per l ’ Eu ropa. Non sarebbe poco. Sarebbe il segno che sulle non poche macerie delle nostre esperienze pratiche sta mostrando il suo primato la cultura, l ’ intelligenza, la razionalità.

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