Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

L ’ umorismo pirandelliano e la scrittura teatrale come entelechia drammatica

di Ferruccio Masini

«Che cos ’ è uno, che cosa non è uno?» Pindaro

È legittimo dire che Pirandello ha compiuto una rivoluzio ne nel teatro ovvero una rivoluzione ‘ del ’ teatro? Come deve in tendersi questa rivoluzione se non è tanto riferibile ad una tra sformazione delle procedure compositive della scrittura teatra le, delle strutture, cioè, di un linguaggio scenico determinato, quanto piuttosto alla forma della drammatizzazione come tale? Il teatro epico — che non coincide necessariamente con quello epico-dialettico brechtiano — si riferisce ad una forma dram maturgica post- o antiaristotelica, non più drammatico- catartica, bensì epica, e indubbiamente è l ’ elemento epicizzante a costituire, nell ’ orizzonte delle avanguardie teatrali, un fonda mentale, anche se non esclusivo, punto di riferimento per le pratiche di una drammaturgia, in vario modo e a diverso titolo, ‘ sperimentale ’ . Ma non si potrà dire che il teatro pirandelliano debba considerarsi tout court teatro epico. E allora? Il proble ma può e deve essere ricondotto alla forma della drammatizza zione. Non mi limiterò a dire, con Szondi, che i Sei personaggi in cerca d ’ autore non sono un ’ opera drammatica, bensì epica, e che, «come in tutta la drammaturgia ‘ epica ’ , ciò che costituisce la forma del dramma diventa qui tematico» 1 . Penso che il di scorso dovrebbe essere allargato. A questo fine occorre riferirci alla forma del 6pd)p,svov pirandelliano. Nel gioco delle moda lità drammatizzanti è infatti prevedibile l ’ istituzione di una tec nica della rappresentazione non già governata dall ’ equilibrio delle finzioni e quindi dall ’ illusionismo empatico, bensì dalla dinamica di una semplice ‘ scrittura ’ che è intellettuale e metafo rica, iscritta nel corpo e ‘ sottoscritta ’ come commento, parteci pe della finzione, e tuttavia sempre al di là di essa, eccentrica, per cui la tensione riguardo al opópevov tende a soverchiare quella riguardante l ’ esito 2 .

le, la formale perentorietà del gesto culminante [...] tanto più essa misu ra, come un deus-ex-machina infrut tuoso ed ironico, la non-conclusione del dramma dei personaggi» (A. L eo ne D e C astris , Il decadentismo ita liano, Bari 1974, p. 199).

1 P. S zondi , Teoria del dramma mo derno, Torino 1962, p. 110. 2 Scrive acutamente A. Leone De Ca strisi «Quanto più accentuata e bru tale e naturalisticamente definita è la conclusione della vicenda occasiona

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