Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
La scissione, la contraddizione, la ‘ sconciatura ’ nasce così dalla riflessione e diventa il nerbo della scrittura drammatica, di una scrittura, cioè, che è ‘ corpo ’ e ‘ ombra ’ . Se fosse solo ‘ cor po ’ , ci sarebbe assoluta identità. L ’ identità che si scinde nella ri flessione non è solo quella dell ’ io, ma anche quella del senti mento. La parte notturna, l ’ ombra, la Nachtseite del sentimen to diventa essa stessa, per effetto di una riflessione della rifles sione, sentimento: il contrario, vale a dire il negativo, non vie ne soltanto colto e, per così dire, ‘ isolato ’ dalla riflessione, ma altresì rispecchiato nel sentimento. C ’ è un sentimento ‘ diverso ’ da tutti gli altri che è appunto questo «sentimento del contra rio». La contraddizione sta alla base della scrittura: per questo essa non può in alcun modo porsi come scrittura mimetica, bensì solo come scrittura ‘ sconciata ’ , che accoglie la contraddi zione mantenendola dentro di sé. Del resto la scrittura si genera all ’ interno della contraddizione medesima della vita che vuole se stessa e vuol possedersi nella forma, anche se proprio questo suo realizzarsi nella forma è un negarsi. Pirandello cita Spino za: «Omnis determinatio est negatio» sostituendo al termine determinatio quello di «affermazione»: «Ogni affermazione è una negazione» (e Michelstaedter: «L ’ affermazione è il fiore della negazione»). «La vita è l ’ essere che vuole se stesso. Che si dà una forma. È dunque l ’ infinito che si finisce. In ogni forma c ’ è un fine e dunque una fine. In ogni forma è una morte. Dun que l ’ essere s ’ uccide in ogni forma o si nega. Diceva in questo senso Spinoza che ogni affermazione è negazione. Perché l ’ esse re vivesse bisognerebbe che s ’ uccidesse di continuo ogni forma; ma senza forma l ’ essere non vive. Ecco l ’ eterna contraddizio ne» 22 . Ogni affermazione è una morte. Questo, per Pirandello, è l ’ enigma della vita vivente. Siffatto enigma si manifesta nell ’ arte nella cui volontà di forma si afferma e al tempo stesso si nega la vita. Ma se la forma si presenta come l ’ antitesi ad una vita ‘ assoluta ’ , troppo avida di sé per piegarsi nella cintura della forma e quindi placare la sua tensione infinita, allo stesso mo do corpo e ombra, pieno e vuoto si dispongono nello stesso ar co di contraddizioni. Il corpo, così come il pieno, è la vita stes sa: l ’ ombra è invece ciò che se ne distacca pur seguendolo: una non-vita che tuttavia ha bisogno di attaccarsi alla vita, ma alla stessa guisa di come l ’ «uomo dal fiore in bocca» si attacca alla vita altrui «così, senza piacere, senza punto interessarmene — egli dice — anzi ... anzi ... per sentirne il fastidio, per giudicarla sciocca e vana, la vita, cosicché veramente non debba importa re a nessuno di finirla» 23 . Lo stesso avviene nel G/oco delle par ti per Leone che cerca appunto questo «svuotarsi della vita»: «Contentarsi non già di vivere per sé, ma di guardar vivere gli altri, e anche noi stessi, da fuori, per quel poco che pure si è co stretti a vivere» 24 . Non dentro, ma fuori, non nel pieno, ma nel vuoto: in questo «giuoco dell ’ intelletto che ti chiarifica tutto il torbido dei sentimenti» 25 — afferma Leone — sta un «gusto» diverso da quello tormentoso di chi sente la vita «com ’ un ’ ango 22 L. P irandello , Foglietti, in Sa, p. 1275. ti, in Maschere nude, cit., I, p. 329. 25 Ivi.
23 L. P irandello , L ’ uomo dal fiore in bocca, in Maschere nude, cit., I p. 300. 24 L. P irandello , Il gioco delle par
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