Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
voro con le lenti» 29 . E lo stesso svuotamento pirandelliano del la vita e dei sentimenti ha a che fare con l ’ « infantilismo prisma tico» di cui parla quest ’ ultimo: «Per esempio, quanto al mio metodo nello scrivere, esso, come è facile constatare, è un in fantilismo prismatico. Ridesta in ciascuno il ricordo dei giochi infantili, correvamo con gli specchietti tascabili in mano e ac chiappavamo il sole e poi lo riflettevamo addosso ai proprietari che se ne stavano davanti alle loro botteghe dirimpetto a noi, ciò suscitava dispetto e risentimento, noi però ci tenevamo nell ’ ombra» 30 . Il guscio vuoto infilato al perno del concetto, che poi Leo ne schiaccia e butta via, è proprio il mondo della «metafisica statica» del «fenotipo» benniano, l ’ universo del Tolemaico fat to solo di «pelle, stucco, macchia, lentiggine», tutto risolto nel la esteriorità, nelle «verruche dell ’ Olimpo dell ’ apparenza»: «nulla di sostanziale» 31 . La distanza dalla Lebensphisolophie e quindi dal bergsonismo, che pure sono presenti sullo sfondo della drammaturgia pirandelliana della tensione tra distruttivo e creativo, tra vuoto e pieno, tra forma e vita, si radicalizza fi no a quest ’ approdo nichilista. Le sarcastiche deduzioni di Ciampa, il lucido strazio di Ersilia, l ’ atroce ambivalenza di En rico IV, l ’ ironica fantasia logica di Leone, così sottilmente intri sa di crudeltà (ma è una crudeltà verso se stesso, innanzitutto) non sembrano molto lontani dalla gelida divisa di Benn: «Ciò che amo, non lo faccio, faccio solo ciò che odio» 32 . C ’ è tutta via, nel drammaturgo italiano, una scioltezza ludica, una sotti le felicità agonale, capace di gettare una luce mediterranea sulla marmorea fissità del nichilismo. La componente ‘ sofista ’ di questo «figlio del caos» — come Pirandello, facendo riferimen to alla sua terra d ’ origine, amò chiamarsi 33 — si effettua come un reagente dello stesso larvato nichilismo: il «sentimento del
tale e culturale), di una forza difficil mente canalizzabile negli alvei classi ci dei regesti e dei repertori di storia della letteratura e dell ’ arté drammati ca. Senza la severità arcaica delle co lonne del tempio di Giunone Lacinia ad Agrigento e le possenti membratu re architettoniche disseminate nell ’ area ciclopica del distrutto tem pio di Zeus olimpico, e senza le gran diose visioni comiche di Empedocle agrigentino o le sottili membrature delle antilogie di Gorgia di Leontini, è impossibile individuare il necessario punto di riferimento per intendere a fondo il mondo e l ’ arte pirandelliani. La statuaria e l ’ architettura del VI e del V secolo, i pensatori greci del V e del IV secolo non sono citazioni d ’ ob- bligo o vaghi referenti culturali, ma gli elementi primi di una costruzione critica che voglia prendere le mosse non già dal Pirandello grossolana mente disconosciuto e frainteso dai letterati italiani, ieri e oggi, crociani e no, formalisti e no, da d ’ Amico a Calvino, a Momigliano, ma dal Pi- randello caro a Brecht e a Anouilh che vedeva in lui il fondatore del tea tro moderno, colui che nel modo più
29 Ivi. 30 Ivi. 31 Ivi. 32 Ivi, p. 127.
33 Si veda L. P irandello , Scritti sul teatro, in Sa, p. 1026: «son figlio del Caos» «perché son nato in una no stra campagna che trovasi presso a un intricato bosco, denominato, in forma dialettale, Càvasu dagli abi tanti di Girgenti (corruzione dialetta le da Xdo$ )». Non si può intendere veramente il teatro e l ’ intero mondo artistico di Pirandello se non si pensa al luogo in cui è nato, Agrigento, che non può costituire l ’ occasione di un divertissement folcloristico per dare quel tanto di patina o di coloritura si ciliana alla sensibilità di uno scrittore le cui radici si spingono ben più a fondo nell ’ ^MWws natio. La Sicilia della colonizzazione greca dall ’ Vili al III secolo è lo sfondo, non soltanto paesaggistico, di questa personalità che per altro verso aggetta sulla cul tura europea del Novecento con il pi glio rivoluzionario di un innovatore straordinario, ma la base, insieme in tellettuale e sanguigna (temperamen
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