Problemi della transizione 1980
L ’ umorismo pirandelliano
contrario» si riflette così in una sorta di autocompiacimento ironico, finché ogni ‘ no ’ assume lo stesso valore del ‘ si ’ . «Ogni sentimento — scrive Pirandello — ogni pensiero, ogni moto che sorge neH ’ umorista si sdoppia subito nel suo contrario: ogni sì in un no, che viene in fine ad assumere lo stesso valore del sì». La «perplessità» — come egli la chiama — , cioè «il non sapere più da quale parte tenere [...] lo stato irresoluto della coscienza» 34 è altra cosa dalla terribile assenza, dal gesto fred damente definitivo del benniano «soffiatore di vetro», tra le cui massime c ’ è la seguente: «Non perfezionare la tua personalità, ma le tue singole opere. Soffia il mondo come un vetro, come aria dal cannello del soffiatore: il colpo con cui distacchi qua lunque oggetto: i vasi, le urne, i lekythos — questo colpo è tuo ed è esso a decidere» 35 . La «perplessità» pirandelliana s ’ inscri ve piuttosto nel piacere sofistico di una dimostrazione che con tinuamente si ritorce su se stessa, fino a lasciar emergere il ner vo dell ’ immediatezza vitale su cui essa si esercita e in cui consi ste, secondo le parole di Protagora: «Poiché nessuno ha mai fatto in modo che chi opinava il falso venisse poi ad opinare il vero: non è infatti possibile opinare ciò che non è, né altro di ciò di cui si abbia attualmente impressione, e questa impressio ne attuale è sempre vera» 36 . L ’ umorismo pirandelliano smonta la convenzione logica, servendosi della logica, la convenzione sociale, servendosi delle figure della falsa coscienza 37, distrugge la maschera con la ma schera: quella della protettiva e rassicurante costruzione logica, per esempio, con la maschera della follia, per la quale la logica «vola come una piuma» 38 . In questo sta il percorso straniante di una scrittura nella quale i discorsi simmetricamente antago nisti, le antilogie, diventano corpi lottanti, corpi avvinghiati nella contraddizione. La contraddizione — che è peraltro im manente alla vita medesima — assume una sua corporeità (cor poreità «come» ombra) attraverso il «sentimento del contra rio», e sta in ciò la forma peculiare della drammatizzazione pi randelliana. Il teatro è «azione parlata», un inganno vivente, ma è il vivere stesso che è inganno, : per questo la scrittura in cui si estrinseca il tormento della contraddizione non è quella dell ’ autore e non compete all ’ autore drammatico come tale. Essa è scritta, invece, dagli stessi personaggi che «scrivono» se stessi nel ‘ luogo ’ o meglio inscrivono se stessi nel ‘ destino ’ teatrale nel quale il tormento della contraddizione rag giunge il suo culmine. Quel tormento consiste nel volersi fissare in una forma che, volendo accogliere in sè la vita, si realizza so conseguente ha saputo portare sulla
senso esibendolo come pregiudizio, vale a dire facendolo valere fino alle sue più paradossali e tragiche conse guenze. Scriveva Max Nordau nella sua opera più famosa: «Il metodo più acconcio per dimostrare la stoltezza di una cosa e contrariarla è di seguir la fino alle ultime sue conseguenze» (M. N ordau , Le menzogne conven zionali della nostra civiltà, Milano- Torino-Roma 1921, p. 329). 38 L. P irandello , Enrico IV, in Maschere nude, cit., II, p. 541.
scena l ’ uomo di oggi, senza più i suoi contorni consueti e non più segnato da un carattere determinato con tratti chiaramente leggibili. 34 L ’ umorismo, cit., p. 139. 35 G. B enn , Il Tolemaico, cit., pp. 100, 101. 36 P latone , Teeteto 166 D. 37 Nel Berretto a sonagli, per esem pio, Ciampa accetta il pregiudizio so ciale dell ’ onore e della sua tutela, ma ne dimostra implicitamente il non
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