Problemi della transizione 1980
Sociobiologia
sì, spesso, che usando il linguaggio comune in cui il senso della terminologia scientifica è deformato dalla divulgazione, è pro prio la affermazione dell ’ operatore scientifico a suonare inesat ta e non quella del divulgatore più o meno serio. Per rendersi conto di questa grottesca situazione basta scorrere gli articoli apparsi recentemente sulla stampa quotidiana attorno al pro blema della sociobiologia: persone di indubbia competenza scientifica, e di forte personalità culturale come Buzzati- Traverso, Mainardi, Terrenato sembrano fare affermazioni in genue o viziate da ideologia nel tentativo di spiegare in termini comprensibili gli errori grossolani di Wilson a Dawkins. Questo stato di incomunicabilità deve finire se l ’ operatore scientifico vuole assumere quel ruolo sociale che gli compete in un mondo dove la produzione scientifica ha assunto un ’ impor tanza determinante: e per fare questo è necessario riuscire a co municare non soltanto all ’ interno della comunità scientifica, ma con tutte le componenti sociali. Bisogna costruire un codice di traduzione per portare la conoscenza scientifica nel linguag gio comune, senza deformazioni e inesattezze. Un impegno co mune da affrontare di volta in volta, ad ogni occasione, senza presunzioni di disporre di facili soluzioni, per una maggiore di gnità del lavoro culturale per un più significativo ruolo dell ’ operatore scientifico. Voperazione sociobiologia, con riferimento alle opere ci tate e ad altre consimili apparse nell ’ ultimo decennio, è un tipi co caso di divulgazione scientifica grossolanamente scorretta: gli stessi autori non garantiscono pienamente l ’ esattezza del contenuto. L ’ obiettivo, più o meno dichiarato, è la definizione del valore sociale del fenomeno biologico, di caratteristiche biologiche, specialmente di caratteri di comportamento. I crite ri di valutazione usati sono largamente fondati sulle conoscen ze e sui modelli prodotti dalla genetica, che come tutte le disci pline biologiche tende appunto a definire criteri di valutazione per la variabilità biologica. Il doveroso intervento chiarificatore dei genetisti, per mol te ragioni tra cui quelle sopra citate, si è risolto in argomenta zioni di tipo negativo che risultano meno efficaci di quelle di Wilson e Dawkins. Perché dunque non affrontare proprio que sto nodo? Perché non cominciare a chiederci come mai le argo mentazioni di Wilson e di Dawkins risultano credibili? Senza pretendere di spiegare tutto ma soltanto di iniziare un ’ analisi del problema si possono fare alcune considerazioni. Intanto bisogna rilevare che non ci si può rifiutare di studiare, sia pure in via ipotetica, criteri di valutazione per giungere ad una più razionale definizione del valore sociale delle caratteri stiche biologiche, specialmente dei caratteri di comportamen to, siano queste di insetti o di uomini, in quanto queste caratte ristiche concorrono in modo formale o sostanziale a determina re quella struttura sociale che è comunque lo strumento neces sario a realizzare le migliori condizioni di sopravvivenza. D ’ al tra parte già esistono criteri per definire il valore sociale di ca ratteristiche biologiche (tutti ricordano certamente almeno Lombroso e la sua produzione), spesso del tutto irrazionali (la caccia alle streghe è un gioco di società piuttosto antico). Ac cettare l ’ ipocrisia di chi non vuole affrontare il problema su ba si scientifiche razionali perché le nostre conoscenze sono insuf
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