Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

fidenti o perché il metodo scientifico non è pertinente equivale ad accettare il prevalere dell ’ irrazionale e del fatto compiuto nell ’ evolversi delle strutture sociali, con conseguenze fin troppo ovvie. Questo atteggiamento equivale ad affermare che la pro duzione di innovazioni, di cultura, non è riferibile ad una preci sa scala di valori sociali, o in altre parole, non ha come punto di riferimento la sopravvivenza della società umana. Il rifiuto tende a minimizzare il valore culturale dell ’ attività scientifica e quindi a diminuire la credibilità dell ’ operatore scientifico e con questa il suo potere contrattuale. D ’ altra parte il non affrontare il problema trincerandosi dietro motivazioni ideologiche non contribuisce a chiarire il problema ed è soggetto ugualmente ad errori conseguenti alla deformazione del linguaggio comune. L ’ operazione «sociobio logia» non può essere rifiutata perché le conclusioni non sono coerenti con certe posizioni «progressiste» o perché le estrapo lazioni sono troppo ardite o perché l ’ Uomo con l ’ iniziale maiu scola è «diverso» da tutti gli altri esseri viventi! C ’ è una carenza metodologica in questo atteggiamento per cui si corre conti nuamente il rischio di cadere nel ridicolo: anche perché la so stanza delle ultime ipotesi di sociobiologia consiste nel portare alle estreme conseguenze logiche quello stesso determinismo genetico che viene invece considerato molto progressista e vali do quando viene divulgato come genetica molecolare. Determinismo genetico, il nostro destino come individui e come componenti sociali scritto nel gene, nella molecola di DNA, Lombroso in microfilm, la metafisica al microscopio. Questa è la sfida della sociobiologia: una variazione sul tema «la Materia e lo Spirito» condotta sul terreno della divulgazio ne, del controllo della produzione di innovazione e di cultura, complice l ’ incomunicabilità degli operatori scientifici. 2. All ’ inizio del libro di Wilson c ’ è una professione di fede nel metodo scientifico (capitolo 2: «Il ragionamento in socio- biologia») con critica ai sociobiologi del passato che tale meto do non hanno rispettato: tuttavia già il titolo del capitolo 1 («La moralità del gene») lascia pochi dubbi sulle intenzioni dell ’ autore. Certo non si può concordare con la prefazione di Mainardi circa la serietà dell ’ opera di Wilson proprio per la metodica e voluta distorsione dei concetti biologici: semmai può essere utile esaminare i punti chiave della costruzione logi ca di Wilson proprio per capire se c ’ è qualcosa di originale nel suo tipo di «divulgazione». La selezione naturale, elemento di fondo nella storia del biologismo, viene immediatamente presentata (capitolo 1) co me una competizione tra soli geni. «I geni vincitori» prevalgo no e tutto ciò che favorisce questi geni «caratterizza la specie». La deliberata confusione tra i ruoli dei geni, dei genotipi e dei fenotipi che si ritrova in tutto il libro è un elemento «tradizio nale» del biologismo; si costruisce così una rappresentazione semplicistica della selezione naturale che non corrisponde né alle ipotesi neo-darwiniane né tanto meno alle attuali conoscenze della genetica evoluzionistica. Poiché a Wilson sono note le os servazioni sperimentali più recenti (vengono riportate nel libro) si deve pensare che l ’ autore voglia ad arte distoreere la logica

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