Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
ammettono l ’ esistenza di un «tutto biologico» difficilmente spiegabile in termini di reazioni macromolecolari. Per Crick sa rà il principio della selezione naturale, per Luria è la storia del la cellula, per Lwoff è l ’ organismo nel suo insieme, per Monod è l ’ indipendenza chimica tra la funzione e la natura dei segnali chimici a cui è subordinata. Determinazione genetica, quindi, e non determinismo ge netico; non si tratta, in altre parole, di un ’ entità quasi metafisi ca (l ’ informazione genetica invariante) che ineluttabilmente de termina il fenomeno-carattere, ma di un sistema organizzato di informazioni genetiche, per cui la ripetibilità del fenomeno (e quindi la possibilità di definire una relazione causa-effetto, es senziale per la metodologia e la logica scientifica) dipende da tutto il complesso informazionale, sia pure con una diversa ar ticolazione delle singole componenti. La relazione di causalità di tipo meccanicistico è indipen dente dal livello di osservazione e presuppone sempre la «neu tralità» degli strumenti di osservazione. Quando invece si iden tifica una relazione gene-carattere nel «gergo» genetico si in tende implicitamente che questa è valida solo per un certo insie me di variabili, per un certo «ambiente»: con questo termine si indicano tutti quei fattori esterni al gene considerato ipotetica mente come causa del fenomeno osservato, che intervengono nella determinazione del carattere. Se, come si supponeva in passato, il gene ha comunque un «effetto proprio» accanto al quale noi osserviamo anche effetti di altri geni o di fattori ester ni allo stesso genotipo (insieme dei geni di un individuo) potre mo fare errori di osservazione ma la natura teorica della rela zione gene-carattere non è ambigua. Se invece, come sembra dimostrato dalla complessità dei geni mendeliani,dai meccani smi di funzionamento del codice genetico, dalla regolazione dell ’ attività genica, dai meccanismi di controllo genetico della mutazione spontanea e della ricombinazione, dai meccanismi cellulari di manipolazione degli acidi nucleici, non si può iden tificare con sicurezza, nemmeno ipoteticamente l ’ effetto pro prio del gene in quanto questo dipende anche da informazioni genetiche esterne al gene osservato-, se anche la struttura stessa di un gene è in qualche misura controllata da altri geni, dobbia mo supporre che non sia possibile «vedere» il gene se non attra verso l ’ interazione con fattori causali ad esso esterni, che assu mono quindi la caratteristica di strumenti di osservazione. Pos siamo indicare complessivamente con il termine «ambiente in terno» l ’ insieme dei geni la cui interazione è necessaria alla ma nifestazione del carattere per distinguerli da quei fattori non ge netici o anche genetici che agiscono modificando il carattere os servato ma il cui effetto non è necessario all ’ identificazione del gene, che indicheremo con il termine complessivo «ambiente esterno». La complessità del modello di gene cui è giunta la ge netica moderna ha quindi conseguenze rilevanti sul piano logi co: l ’ ambiente interno non può essere considerato neutrale, ed essendo dotato di «memoria» (genetica, appunto) può essere storicamente determinato (attraverso l ’ evoluzione, ma non ne cessariamente soltanto in questo modo). Occorrerà valutare in termini di filosofia e logica della scienza se sia ancora conveniente identificare i geni come unità discrete: sarà un processo probabilmente lungo che non affron
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