Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
si registrano, ogni anno, più di 4 milioni di presenze di turisti stranieri. Oltre a questi dati, per definire più specifi camente l ’ economia della regione, occorre te nere a mente alcuni altri importanti caratteri: — l ’ altissimo saggio di attività, che, secon do l ’ istituto centrale di statistica-, raggiungeva nella regione, nel 1979, il 45%, e che è certa mente, in realtà, non inferiore al 50%. È un valore molto alto, simile a quello dei paesi scandinavi. Significa che ogni due persone pre senti, una lavora. Ed è utile tener presente, per confronto, il fatto che, nelle regioni meridio nali, non ha lavoro neppure una persona su tre; — la percentuale relativamente bassa di la voratori impegnati in agricoltura. Nonostante l ’ Emilia-Romagna sia una delle regioni che più contribuiscono alla produzione agricola in Ita lia, la forza lavoro impegnata in agricoltura nel 1979 era soltanto del 16,4%; — la scarsa presenza delle imprese a parte cipazione statale che, nella regione, hanno un ruolo di fatto trascurabile; — la presenza di un attivo, e sempre più forte, gruppo di imprese cooperative. In so stanza, si noti, le cooperative di produzione sono fortemente concentrate in due aree: l ’ in dustria alimentare e l ’ industria delle costruzio ni. E tuttavia, nonostante esse operino, in li nea di massima, soltanto in questi due settori, l ’ influenza delle cooperative sul tessuto sociale e produttivo è altissima. 5. I rapporti tra le imprese Come è costruita questa struttura? Quali so no i rapporti tra le imprese che la compongo no? Quali sono i rapporti di potere tra queste imprese? Un riferimento importante, nel tentare di ri spondere a queste domande, è offerto da una ricerca di S. Brusco, W. Malagoli e P. Mengo- li, della Facoltà di Economia e Commercio di Modena, che sta per essere pubblicata. La ricerca ha studiato i settori della maglie ria e delle confezioni nelle provincie di Mode na e di Reggio Emilia: il settore, e la zona, so no stati scelti come quelli in cui si realizza il più basso livello di integrazione verticale. So no state prese in considerazione non soltanto le imprese piccole, ma anche le grandi; e non soltanto le imprese che operano nelle due pro vincie suddette, ma anche quelle che lavorano
ad Ancona, Mantova, Ferrara e Rovigo, che del decentramento di Modena e Reggio sono le principali destinatarie. La ricerca mostra, come si è già accennato, che nelle provincie di Modena e di Reggio gli iscritti all ’ albo dell ’ artigianato sono divisi in tre grandi gruppi: la metà sono lavoranti a do micilio, la cui iscrizione all ’ albo degli artigiani è finalizzata soltanto all ’ evasione della legisla zione previdenziale e fiscale; 1/4 lavorano per conto proprio, cioè hanno rapporti diretti con il mercato dei prodotti finiti; 1/4 lavorano per conto terzi, cioè eseguono le lavorazioni che vengono loro commissionate. Un fatto impor tante e da tener presente, è che gli artigiani che lavorano per conto proprio commissionano agli altri artigiani, ed alle molte lavoranti a do micilio della zona, buona parte delle lavora zioni necessarie per giungere al prodotto fi nito. Questi risultati vanno valutati tenendo in mente la struttura delle imprese non artigiane, cioè delle imprese industriali: qui il 50% delle imprese compie soltanto le lavorazioni neces sarie per produrre i campioni e per l ’ imbustag- gio e la spedizione dei capi prodotti. Tutto il resto delle operazioni è decentrato. L ’ altra me tà delle imprese, invece, svolge all ’ interno al meno alcune delle lavorazioni necessarie, an che se ne decentra anch ’ essa una parte spesso sostanziale. Tutto diverso il panorama appare nelle altre provincie studiate. Qui gli artigiani che lavora no per conto proprio sono soltanto l ’ 8% del to tale, meno di 1/10, quindi; e le imprese mag giori sono, in molti casi, di proprietà di im prenditori di Modena e di Reggio. L ’ interpretazione di questi dati non presenta difficoltà particolari. Nelle provincie di vecchia tradizione, cioè a Modena e a Reggio, una parte importante de gli artigiani, cioè delle imprese più piccole, è riuscita ad avere rapporti con il mercato. Nelle altre provincie, invece, solo pochissimi artigia ni sono riusciti a giungere a questo livello. Ma va osservato che le due aree vanno prese in considerazione congiuntamente: occorre tener presente, cioè, che gli artigiani che lavorano per conto proprio hanno bisogno degli altri; e che l ’ assenza di lavoratori per conto terzi nelle provincie «secondarie» impedirebbe agli arti giani ed alle imprese di Modena di conservare la loro struttura attuale. Si configura, quindi, un rapporto tra un ’ area «metropolitana», rap presentata da Modena e Reggio, e un ’ area in qualche modo «coloniale», rappresentata dal
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