Problemi della transizione 1980
Il «modello Emilia
le altre provincie: e le due aree formano un si stema del tutto unitario. Un ’ altra osservazione è indispensabile. Oc corre respingere, infatti, la tentazione di inter pretare questa struttura industriale in termini di monopsonio dei committenti sui subfornito ri. Non è vero, in altri termini, che le imprese che hanno accesso al mercato dei prodotti fini ti «facciano il prezzo», e costringano le impre se conto terzi a compensi non remunerativi del costo del capitale impiegato, o a compensi del lavoro particolarmente bassi. Di tutto questo parleremo meglio in seguito. Ma, in questa se de, va ribadito che il mercato tra committenti e subfornitori è quasi sempre un mercato di concorrenza, in cui il prezzo è fortemente de terminato dai livelli di domanda per il prodot to finito. Alla gran maggioranza dei subforni tori, infatti, è possibile cambiare committente, se i prezzi proposti sono troppo bassi. E non vi è alcuna associazione di committenti che abbia forza e coesione sufficiente per tenere artifi cialmente bassi i prezzi per le lavorazioni com missionate all ’ esterno. Che cosa ha determinato questa struttura industriale? Da quali fattori economici e socio logici prende le mosse? Sembrano essere due, fondamentalmente, le cause di questo fenomeno. La prima causa va cercata nella evoluzione subita dal sindacato dagli anni 1950 ad oggi. Allora — si pensi alla sconfitta della CGIL alla FIAT, a Torino, nel 1956 — il sindacato era debole sia nelle grandi che nelle piccole fabbri che. Più forte, già da allora, nelle fabbriche più grandi: ma sempre debole rispetto ad un padronato molto potente. Dopo le grandi battaglie degli anni 1960, in vece, e dopo lo Statuto dei lavoratori, la situa zione si è fortemente diversificata. Nelle grandi fabbriche il sindacato ha acqui stato forza sufficiente per opporre ai licenzia menti ostacoli difficilmente superabili; per di fendere con successo i propri rappresentanti in fabbrica; per piegare gli imprenditori alla con trattazione di fabbrica; per esercitare un certo controllo sulle condizioni di lavoro, o, talvol ta, addirittura per imporre modifiche sulla or ganizzazione del lavoro. Nelle imprese minori, invece, la capacità di iniziativa e di controllo sindacale non è aumentata nella stessa misura. 6. Le determinazioni di questa struttura industriale
Di tutto questo, e del diverso regime di rela zioni industriali, che governa le grandi e le pic cole imprese, si dirà meglio nel paragrafo suc cessivo, sebbene con riferimento specifico alla situazione emiliana. Ciò che qui si intende far notare, tuttavia, è che, in una situazione così diversificata, è na turale che gli imprenditori cerchino respiro all ’ offensiva sindacale spostando la produzio ne in imprese più piccole. Non è un caso, quin di, che il processo di disintegrazione verticale dell ’ apparato industriale italiano abbia acqui stato impeto alla fine degli anni 1960; e non è un caso che sia stato proprio il sindacato a ri conoscere nei processi di decentramento una offensiva padronale. Il convegno di Bologna del 1972, organizzato dalla FLM, è stato il primo segno di questa nuova consapevolezza sindacale, ed ha imposto il problema del de centramento al movimento operaio e a tutti gli studiosi italiani di economia industriale e di re lazioni industriali. Ma c ’ è, come si è detto, anche una seconda causa, di tutt ’ altra origine, che porta alla frammentazione del tessuto industriale. E il fatto che, a partire dalla metà degli anni 1960, accanto alla domanda per i beni stan dardizzati, prodotti in serie molto lunghe, è venuta acquistando dimensioni rilevanti una produzione più varia e personalizzata, basata su serie più corte. Si pensi alle automobili, di cui 15 anni fa non esistevano tante diverse ver sioni di uno stesso modello; alla varietà richie sta dai compratori nei modelli di abiti o di cal zature; alla ricchezza della produzione edito riale; alla varietà di designs offerta ai compra tori di mobili; a quanto numerosi siano, oggi più di ieri, i modelli di frigoriferi o di macchine da cucire. Prima che il mercato subisse questa evolu zione, questi beni erano spesso prodotti secon do le tecniche originariamente elaborate ed in trodotte da Taylor e Ford. Molti dei componenti, cioè dei singoli «par ticolari» di cui questi beni sono costruiti, veni vano prodotti con macchine speciali, le cosid dette transfert fisse: costruite per fare un unico pezzo, erano per questo ad un tempo molto produttive, e costosissime. Il montaggio dei componenti, sino a produrre il bene finito, era compiuto su linee molto complesse, ove le operazioni, spesso, erano inferiori ai 30 secon di. Anche queste linee erano molto costose: non solo per il costo di realizzazione, ma an che perché richiedevano un accurato studio dei tempi, una raffinata progettazione, ed un lun 89
Made with FlippingBook - Online catalogs