Problemi della transizione 1980
Il «modello Emilia
«giustapporre» operazioni simili, come diceva Marx, sono spesso trascurabili. Va ribadito, insomma, che i settori in cui si realizza quella particolare struttura industriale cui si è, appunto, fatto riferimento, sono setto ri «a basse economie di integrazione vertica le»: ed è facile osservare, per esempio, che quando queste condizioni non sono garantite, come per esempio nel settore ceramico, il de centramento è sostanzialmente inesistente, o assume connotati puramente giuridici. C ’ è anche un ’ ulteriore osservazione, che in qualche misura rafforza quanto è stato detto sinora. Pure ammettendo che le economie di scala siano state, in passato, fortemente sopra valutate, si potrebbe osservare, infatti, che vi sono alcune evidenti indivisibilità nella gestio ne amministrativa delle imprese ed alcune im portanti economie di scala «monetarie». Sem bra del tutto sensato, cioè, pensare che sia dif ficile, per una piccola, o piccolissima azienda, riuscire a tenere in ordine i libri contabili con una tecnica efficiente, o riuscire ad acquistare le proprie materie prime, o ad ottenere credi to, allo stesso prezzo pagato dalle grandi im prese, che hanno una maggiore capacità con trattuale. Ed è straordinario vedere come, nella regio ne Emilia-Romagna, proprio per fornire que sti servizi, e per coordinare gli acquisti e le ri chieste di credito, siano cresciute e si siano svi luppate le associazioni degli artigiani e dei pic coli imprenditori. Queste associazioni hanno dato vita, su tut to il territorio regionale, a «centri» che prepa rano le buste paga, tengono i libri contabili, versano i contributi IVA, preparano la denun cia dei redditi; questi centri, in sostanza, dan no ad imprese piccole l ’ esperienza di grandi uf fici amministrativi e contabili, a prezzi del tut to irrisori. E non solo: da queste associazioni derivano anche consorzi per l ’ acquisto di ma terie prime o di semilavorati, consorzi di ven dita del prodotto, uffici di consulenza tecnica, e, forse i più importanti di tutti, cooperative di garanzia che si propongono presso le banche come responsabili della solvibilità di un singo lo imprenditore, e convenzioni che con le ban che contrattano il saggio di interesse più con veniente possibile. 7. Il regime di relazioni industriali Che tipo di relazioni industriali predomina no in questa struttura industriale? Come sono
regolati i rapporti tra lavoratori e padronato, fra sindacato e organizzazione dei datori di la voro? E quali sono i rapporti di forza tra tutti questi protagonisti del mercato del lavoro? Premessa essenziale all ’ analisi è che il settore industriale, come del resto si è già accennato, è nettamente diviso in due fasce. La divisione, per le caratteristiche del quadro istituzionale che fa da sfondo, può dirsi determinata quasi soltanto dalla dimensione delle imprese. Nella fascia «primaria» il sindacato ha due caratteristiche principali. Innanzitutto, è molto forte: in questa area lo Statuto dei lavoratori è quasi sempre rispetta to; i rappresentanti sindacali, in azienda, sono presenti, ed il loro ruolo è riconosciuto; vi è, in caso di necessità, un costume di rapporto con le istituzioni e con la popolazione, ed una ca pacità di mobilitazione, che rende, di fatto, quasi impossibile la chiusura di una fabbrica; la contrattazione aziendale garantisce valori sempre più alti del contratto nazionale, e di tanto più alti quanto è possibile trovare in qualunque impresa industriale italiana, con pochissime eccezioni; vi è un certo controllo delle condizioni di lavoro, almeno nel senso che non sono a lungo consentite condizioni troppo pericolose o dannose per i lavoratori; si tenta in molti contratti aziendali di influire sull ’ organizzazione del lavoro e di predisporre «reticoli» di carriera operaia, anche se con scarso successo, come del resto accade anche nelle altre regioni. Ad un tempo prova e condizione di questa forza del sindacato è l ’ estensione della fascia che si è detta primaria: che in questa regione, a differenza di quanto accade in Lombardia o in Piemonte, include probabilmente tutte le im prese con più di 30 addetti, sino a comprende re, grosso modo, circa la metà degli attivi nel settore manufatturiero. Inoltre, ed è questa la sua seconda caratteri stica, il Sindacato è complessivamente «ragio nevole»: sino a non forzare troppo la mano agli imprenditori in sede di contrattazione aziendale; a dare il proprio consenso ad una lieve diminuzione del numero degli occupati, se questo è fatto per rinnovare gli impianti, o per grosse crisi aziendali; ad accettare di lavo rare in orario straordinario, se il volume degli ordini è davvero troppo alto; a scaglionare l ’ attuazione delle misure di controllo dell ’ am biente, se sono troppo costose; a non insegui re, infine, se non molto raramente, progetti troppo arditi di riorganizzazione del lavoro in fabbrica.
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