Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

Questi due caratteri che segnano il sindaca to emiliano hanno alcune conseguenze impor tanti: prima, fra tutte, un regime di relazioni industriali in cui i contrasti tra padronato e operai vengono risolti con relativa rapidità, e in genere, senza scontri vivaci e violenti. Il punto sul quale si raggiungerà l ’ accordo è in genere ben noto, sin dall ’ inizio del confronto tra le due parti: e questo perché esso può esse re facilmente dedotto da ciò che accade a livel lo nazionale. E la forza del sindacato, appun to, fa sì che quella mediazione sia raggiunta senza cedimenti, e con rapidità. In un accordo tacito, garantito da quella sensatezza del sin dacato di cui si è detto, che i patti saranno ri spettati, e non vi saranno strascichi di micro conflittualità nè di indolenza o pigrizia sul la voro. Così che, per concludere,, anche se il sin dacato esercita un controllo reale sulla condi zione operaia in fabbrica, l ’ imprenditore si muove in un clima di certezza, che gli rende possibile, più che altrove, la pianificazione del volume di prodotto e degli investimenti. Tutto diverso è quanto accade nell ’ altra fa scia di imprese e di lavoratori cui prima si è ac cennato: in quella fascia che può essere defini ta, quindi, «secondaria». Occorre, prima di procedere all ’ esame delle «regole del gioco» che ne governano il merca to del lavoro, chiarire che questa parte del tes suto industriale è estremamente variegata. Vi sono inclusi, infatti, come già si è accen nato, gli artigiani «capofila» o le piccole im prese industriali che «fanno tutto fuori», ven dono sul mercato estero, ed hanno un altissi mo fatturato per addetto; gli artigiani, o le pic cole imprese industriali, che con una tecnolo gia assai avanzata producono per conto terzi; le piccole imprese — artigiane o industriali — che, per conto terzi, eseguono con tecniche po co avanzate le lavorazioni più nocive, o fatico se, o disagevoli; e, infine, quegli operai molto professionalizzati, in genere addetti alla manu tenzione, che, in questa regione più spesso che altrove, si iscrivono all ’ albo degli artigiani per poter percepire un salario sensibilmente più al to di quello previsto dalle tabelle del contratto nazionale ed aziendale, e continuano poi a svolgere gli stessi compiti, e con gli stessi orari, che erano loro assegnati prima dell ’ iscrizione all ’ albo. Vi sono, inoltre, in questa area, tutte le di verse figure di lavoranti a domicilio: quelle cui si è già accennato, costrette ad aiutare il loro padrone ad evadere la legislazione fiscale e previdenziale iscrivendosi all ’ albo degli arti

giani; le lavoranti a domicilio «assunte» dalle imprese, a norma della legge 877 del 1973; e le lavoranti a domicilio «non in regola»: sia quelle con alte capacità professionali, sia quel le, spesso anziane, o immigrate in questa re gione dal Mezzogiorno, poco abili e capaci. Infine, in questa fascia si ritrovano coloro che esercitano il secondo lavoro, o i pensionati che hanno ripreso il lavoro: gli uni e gli altri concordi con l ’ imprenditore ad evadere gli oneri previdenziali, e che quindi con l ’ impren ditore si dividono, in qualche modo, i tributi non pagati; e le donne e gli studenti che, in evasione ad ogni controllo, forniscono lavori stagionali, occasionali e precari di ogni tipo. In questo mondo così molteplice e diverso lo sventaglio salariale è altissimo: si va dal sala rio dei falsi artigiani manutentori di impianti, che può essere due volte superiore a quello dell ’ operaio di fabbrica che svolge lo stesso la voro, al salario delle lavoranti a domicilio vec chie o meridionali, che ricevono meno di 1/3 di quanto riceverebbero in fabbrica. Qui tutta la battaglia per l ’ egualitarismo, che tanta parte ha avuto nella storia del sindacato italiano, è come non fosse mai stata combattuta. Vi sono, è vero, tentativi di regolamentare questi salari: i sindacati, nelle provincie emi liane diversamente da quanto accade in altre, stringono contratti collettivi con le associazio ni degli artigiani; queste associazioni, in linea di massima, esercitano verso i loro associati pressioni perché le posizioni lavorative dei di pendenti vengano regolarizzate, e vengano ri spettati i contratti; alcuni provvedimenti legi slativi recenti, come quello relativo alla «bolla di accompagnamento» operano anch ’ essi in questa direzione. Ma, fondamentalmente, il li vello del salario è determinato da tre fattori: il livello della domanda per i prodotti del setto re; la intensità del lavoro (ed infatti, spesso, viene applicato il cottimo); ed il livello di pro fessionalità. Inoltre, in questa area, i licenziamenti sono possibili. Sia per il fatto che lo Statuto dei lavoratori non si applica alle imprese con meno di 15 ad detti, sia per la scarsa presenza, in queste im prese, delle organizzazioni sindacali, in questa struttura le imprese possono assumere e licen ziare tutte le volte che il volume degli ordini si modifica. Tutte le variazioni nei livelli di pro duzione che gli economisti chiamano «di breve periodo», cioè che non sono accompagnate da variazioni nel patrimonio di macchinari, si tra ducono in variazioni nel livello di occupazio

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