Problemi della transizione 1980

Il «modello Emilia

ne. Una ricerca recente conferma questo fatto: le grandi imprese — per paura che in seguito gli ordini diminuiscano e per la certezza di non poter eseguire licenziamenti — finiscono col non assumere se non quando aumentano, con una ristrutturazione, il loro macchinario; nelle imprese minori, invece, l ’ occupazione è conti nuamente variabile. (Il dato è confermato dal le associazioni artigiane, che preparano le bu ste paga degli operai che dipendono dai loro associati, e che quindi possono, mese per me se, contare il numero di coloro che vengono li cenziati ed assunti). Va tenuto in mente, per apprezzare piena mente la portata di questo fenomeno, che il sindacato italiano ha fatto della difesa genera lizzata e diretta del posto di lavoro il cuore ed il nocciolo della propria politica. (Diversamen te, per esempio, da quanto è accaduto in Gran Bretagna: in cui la forza delle unions è collega ta, soprattutto, alle restrictive practices'). In sostanza, quindi, questa area del mercato del lavoro è del tutto incontrollata. Mancano garanzie circa il livello minimo del salario; vengono premiati, in termini di salario, i lavo ratori di cui vi è scarsità relativa, o quelli che lavorano più intensamente; non vi è altra ga ranzia del posto di lavoro se non quella che de riva dal buon andamento del mercato. 8. La segmentazione del mercato del lavoro Sino a che punto le due aree appena descrit te sono tra loro separate? Quanto profonda mente sono divisi i segmenti del mercato del lavoro che corrispondono alle due aree? In linea di massima, e salvo le specificazioni che saranno introdotte, si può affermare che i diversi mercati del lavoro che corrispondono ai due sottoinsiemi di imprese sono in qualche misura comunicanti tra loro. Certo, vi sono eccezioni: alcuni gruppi di la voratori, infatti, non possono in alcun modo accedere alla fascia primaria. Questi lavoratori non sono pochi: sono le donne anziane; le donne immigrate in Emilia (a Modena o a Reggio per fare le magliaie, o le - stagionali pugliesi che fanno le cameriere sulla riviera adriatica); o i contadini con più di 45 anni; o, infine, coloro che, immigrati da poco tempo dalle campagne della zona o dalle cam pagne meridionali lavorano nelle piccole im prese che compiono lavorazioni nocive o parti colarmente disagevoli.

Ma, quando la domanda è in espansione, chiunque abbia consuetudine della vita di fab brica e sia capace di lavorare intensamente, anche se poco professionalizzato, troverà la voro facilmente dove desidera. E la scelta dell ’ area nella quale lavorare, in definitiva, sa rà compiuta dallo stesso lavoratore. In queste condizioni — cioè, come si è detto, quando la domanda per il prodotto è in aumento — i sa lari per questi lavoratori non differiscono sen sibilmente dall ’ area primaria o quella seconda ria, e la scelta sarà determinata da fattori di versi dalla retribuzione: per le donne conterà soprattutto la condizione familiare; per i ma schi avranno importanza le preferenze perso nali per il diverso clima che regna nelle fabbri che grandi e nelle piccole, o le diverse possibi lità di acquistare professionalità, o la rete di conoscenze familiari o personali. Molti giovani, in queste condizioni, potran no anche scegliere consapevolmente un lavoro occasionale o saltuario, o decidere di lavorare solo per un breve periodo in una fabbrica qua lunque, svolgendo qualsiasi tipo di lavoro, an che il meno gratificante. Talvolta, a consentire di evitare i lavori stabili, è il livello del reddito della famiglia di origine, che può comunque, in caso di bisogno, garantire la sopravvivenza; talvolta è la scelta per una vita ove, lietamente, si dispone di un minor reddito ma si lavora di meno; spesso, questo atteggiamento nasce da una critica dura verso le forme di erogazione della forza-lavoro che il capitalismo ha elabo rato; sempre, probabilmente, gioca un ruolo importante la possibilità di poter contare su un posto di lavoro tutte le volte che è necessario. In queste ipotesi, ancora, ai lavoratori con capacità professionali elevate sono consentite non solo la scelta dell ’ impresa nella quale lavo rare, ma anche la possibilità di «mettersi in proprio» come artigiani. Ed è opportuno no tare che questa scelta, se in genere implica, co me è naturale, un più alto reddito, comporta però d ’ altro canto anche la necessità di lavora re assai più a lungo, e più intensamente. La scelta che si propone al lavoratore, in altri ter mini, è quella tra «più lavoro e maggior reddi to» e «meno lavoro e minor reddito»: così che si resta stupiti non tanto di quanti operai si trasformino in artigiani, ma di quanti, pur po tendolo, non lo facciano. Che è, in fondo, un segno ulteriore delle buone condizioni in cui versa l ’ economia di questa regione. Infine, è sempre, e soltanto, in periodi come questo che i migliori tra gli operai manutentori assumono talvolta lo status giuridico di arti

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