Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

la piccola crisi del settore abbigliamento nel 1974: quando le lavoranti a domicilio rimaste senza lavoro sono state molte, ed i salari delle lavoranti a domicilio che continuavano a lavo rare sono diminuiti, talvolta anche in termini monetari. In ogni caso, testimonianza precisa di ciò che potrebbe accadere in questa regione, di fronte a rilevanti crisi di mercato, è ciò che og gi accade nelle economie «sommerse» delle re gioni meridionali. In quelle zone, anche se il particolare mercato per le merci prodotte è in aumento, vi è un tal livello generale di disoccu pazione che la contrattazione individuale si traduce comunque in salari nettamente infe riori a quelli fissati dal contratto nazionale, nella frequente evasione degli oneri previden ziali, e in pessime condizioni di lavoro. A tirar le fila di quanto si è detto sinora, vie ne naturale un ’ osservazione: che la facilità con cui ci si sposta tra i vari segmenti del mercato del lavoro dipende dagli stessi fattori che, co me si è visto, determinano il livello del salario: la professionalità, la capacità di lavorare in tensamente, e le condizioni del mercato del prodotto. Quanto è flessibile questa struttura indu striale? In che misura è rilevante il sistema di rigidità imposto dal sindacato alle grandi im prese? O, in altri termini, quanto pesano ri spettivamente le rigidità delle imprese maggio ri e la flessibilità delle imprese minori sul siste ma nel suo complesso? L ’ osservazione attenta del funzionamento del tessuto produttivo della regione svela, con sufficiente chiarezza, che esistono alcuni cana li attraverso i quali la «libertà di licenziamen to» si trasmette dalle imprese minori alle mag giori, così che tutto il sistema delle imprese, al la fine, si ritrova ad assumere connotati di fles sibilità. Vi sono, a garantire questo risultato, due meccanismi principali, non alternativi. Con verrà esporli e discuterli separatamente, salvo poi mostrare in che modo possano agire in modo congiunto. La strada più semplice, per cogliere rapida mente gli aspetti essenziali del primo di questi meccanismi, è di confrontare il funzionamento di due strutture industriali, diverse soltanto per il grado di integrazione verticale. 9. La solidità della struttura industriale

giani, per guadagnare un maggior reddito. Che cosi oggi accada, e sia accaduto durante la maggior parte degli anni 1960 e 1970, è di mostrato da una ricerca condotta da G. Soli- nas, che mostra quanto siano frequenti i pas saggi dal lavoro a domicilio al lavoro nelle im prese; dalle imprese piccole alle grandi, o vice versa; e quanto sia frequente, per i più profes sionalizzati, il salto dalla condizione di ope raio di fabbrica a quello di piccolo imprendito re artigiano. Determinati, come si è visto, tutti questi iti nerari, assai più dalle condizioni dell ’ offerta, che da quelle della domanda: che è appunto quanto ci si aspetta in periodi di crescita del tessuto industriale. (La ricerca è limitata allo studio del settore della maglieria e delle confezioni: ma, sulla ba se delle conoscenze acquisite da una osserva zione attenta, tutto lascia presumere che gli stessi fenomeni si siano verificati nei settori metalmeccanico, alimentare, o dei mobili). Se invece il mercato del lavoro fosse in con dizioni di depressione, o per una caduta della domanda o per l ’ acuirsi della concorrenza estera, la situazione diverrebbe assai diffe rente. I lavoratori poco professionalizzati, anche se capaci di elevate intensità di lavoro, potreb bero ora con assai maggiore difficoltà passare da uno all ’ altro sottoinsieme di imprese: in questo caso, l ’ assenza della contrattazione col lettiva, e delle garanzie che il sindacato è venu to costruendo intorno al posto di lavoro, ver rebbe pagato a prezzo elevato. Quella stessa flessibilità che oggi rappresenta un vantaggio per il settore rappresenterebbe, in quel caso, un ostacolo insormontabile alla difesa orga nizzata del posto di lavoro. Assai minori, naturalmente, gli effetti di una crisi di mercato sarebbero sui lavoratori pro fessionalizzati: che, salvo crisi disastrose, po trebbero forse in ogni caso trovare nelle loro capacità uno strumento di difesa. Tutto questo, in Emilia-Romagna, dal prin cipio degli anni 1960 ad oggi non è mai acca duto: perché questo sistema ha finora dimo strato di essere capace di far fronte senza trop pa fatica alle crisi provocate dalle restrizioni del credito operate dalla banca centrale. (È be ne tener presente, nel dare un giudizio su que sta capacità di tenuta, a quanto questa regione si sia avvantaggiata dalle successive svaluta zioni e dal regime di cambi flessibili). Qualche anticipo di quanto potrebbe acca dere, tuttavia, si è avuto, per esempio, durante

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