Problemi della transizione 1980
Il «modello Emilia»
Sarà bene fare riferimento al modo in cui funziona un settore concreto: quello della ma glieria può fornire l ’ esempio più nitido. In que sto settore, quando il livello di integrazione è massimo, ciascuna delle imprese prepara un proprio campionario di modelli; mostra quel campionario, attraverso i propri rappresen tanti, agli eventuali compratori; raccoglie gli ordini; pone gli ordini in produzione nei pro pri reparti; fa qualche finitura,, imbusta e spe disce i pezzi prodotti. Quando il livello di inte grazione è minimo il processo produttivo sarà ovviamente molto simile: ma in questo caso le imprese «capofila», cioè quelle che hanno pre parato il campionario e hanno ricevuto gli or dini, porranno gli ordini in produzione non nei propri reparti di lavorazione ma presso le imprese sub fornitrici, da cui, poi, ritireranno i pezzi prodotti per spedirli ai compratori. È utile, a questo punto, per rendere più chiara l ’ analisi, fare alcune ipotesi semplifica trici: che in ambedue i casi le imprese siano co sì numerose da garantire le condizioni della concorrenza; che la domanda complessiva di maglieria resti costante, così che, quando la domanda per i modelli proposti da una impre sa diminuisce, aumenti di un uguale ammonta re la domanda per i modelli di un ’ altra impre sa; che le imprese capofila appartengano tutte alla fascia primaria, e le subfornitrici alla se condaria; e, infine, che le imprese subfornitrici siano capaci di passare, senza difficoltà, dalla lavorazione di un modello a quella di un altro modello. Si può esaminare, ora, che cosa accada, nell ’ una e nell ’ altra struttura, quando il cam pionario proposto da un ’ impresa ha, presso i compratori, scarso successo, e riceve pochissi mi ordini. Nel primo tipo di tessuto industriale, cioè in quello a massima integrazione verticale, l ’ im presa il cui campionario è fallito andrà in crisi, e la crisi investirà gli operai che hanno prodot to il campionario, e quelli che avrebbero dovu to tessere, tagliare, cucire, stirare, rifinire, im bustare e spedire quei pezzi che non sono stati prodotti. Se gli ordini raccolti tendono a zero, tutti questi lavoratori dovranno essere licen ziati, per essere riassunti subito dopo, secondo le ipotesi fatte, dalle imprese i cui campionari hanno avuto successo, chiamate dal mercato a produrre più di quanto avevano previsto. Il si stema, in questo caso, ha dovuto quindi cerca re il suo nuovo equilibrio attraverso una ridi stribuzione degli operai tra le imprese; e ciò ha richiesto, come momento necessario, un certo
numero di licenziamenti. Quei licenziamenti, appunto, che per ipotesi costringono le impre se capofila a tensioni e difficoltà. Si prenda in considerazione, ora, che cosa accade, in ipotesi analoghe, nel secondo tipo di struttura, quello caratterizzato da un livello minimo di integrazione verticale. Anche in questo caso il fallimento di un campionario pone in crisi l ’ impresa che quel campionario ha predisposto. Ma questa volta l ’ impresa che va incontro alla crisi non dispone di tessitori, tagliatori, confezionisti, stiratori e rifinitori: essa ha soltanto gli addetti ai prototipi, all ’ im ballaggio e alla spedizione, e saranno solo que sti operai che saranno licenziati. La gran parte degli operai addetti alla produzione dei capi, che sono impegnati nelle imprese subfornitrici, continueranno invece senza problemi a lavora re nelle loro imprese. Il lavoro che non viene loro commissionato dall ’ impresa il cui cam pionario è fallito, sarà loro commissionato dalle imprese il cui campionario ha avuto un successo maggiore del previsto. Il sistema, an che stavolta, per ritrovare il proprio equilibrio ha imposto alcuni licenziamenti: ma in nume ro minore che in precedenza, ed effettuati da imprese che, a parità di fatturato, avranno di mensioni molto più piccole. L ’ equilibrio, cioè, si è realizzato non tanto attraverso uno sposta mento di uomini da un ’ impresa all ’ altra, quan to attraverso uno spostamento di ordini. Far fronte alle crisi d ’ impresa è diventato, in que sta struttura, sensibilmente più semplice. Le assunzioni semplificatrici sulle quali è opportuno esporre e discutere il secondo dei meccanismi cui si è fatto riferimento all ’ inizio, sono in qualche modo opposte a quelle usate prima. Non si fa alcuna ipotesi circa l ’ anda mento della domanda complessiva per i pro dotti del settore nè sul tipo di mercato che go verna, in quel settore, la formazione dei prez zi; e si assume che le imprese subfornitrici non siano capaci di mutare tipo di lavorazione. L ’ unica ipotesi che coincide con la discussione precedente è che le imprese capofila apparten gano alla fascia primaria, e le subfornitrici alla fascia secondaria. Questo secondo meccanismo può essere ora facilmente illustrato con un esempio nume rico. Quando una impresa verticalmente integra ta avesse, si supponga, 1000 addetti, ad una variazione del 10% del prodotto corrisponde rebbero 100 licenziamenti. Un tale volume di licenziamenti, nella fascia primaria, comporta problemi rilevanti.
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