Problemi della transizione 1980
Il «modello Emilia
difficilmente realizzabili: e nei meccanismi so pra descritti non vi è niente di tutto questo. Infine, resta da affrontare un problema im portante: occorre chiedersi, cioè, quanto fre quentemente si applichi il primo dei meccani smi descritti, e quanto il secondo. La risposta dipende, come è ovvio se si esa minano le ipotesi sulle quali i due schemi sono costruiti, da due elementi principali. Il primo è l ’ andamento della domanda per i prodotti del settore preso in esame: tanto più frequenti, e duraturi, i periodi di crisi, tanto più spesso sa rà operante il secondo dei meccanismi descrit ti. L ’ altro elemento è invece rappresentato dal le caratteristiche tecnologiche dell ’ apparato produttivo: da quanto siano diffuse, cioè, le si tuazioni in cui le imprese subfornitrici posso no, senza difficoltà, passare dalla produzione di un bene a quella di un altro. Su che cosa determini l ’ andamento della do manda poco vi è da dire: nel senso che, dei fat tori che governano la domanda, naturalmente, non è il caso di discutere in questa sede. Si può, invece, tentare di accertare quanto sia estesa l ’ area del tessuto industriale emiliano sulla quale può dirsi verificata l ’ ipotesi di facile trasferibilità delle imprese da un prodotto ad un altro. È bene distinguere, nel dare un giudizio cir ca la misura e le ragioni di questa flessibilità, ciò che accade nella produzione dei compo nenti da ciò che accade nelle fasi di montaggio. E, inoltre, le cose variano grandemente da set tore a settore. Nel settore della maglieria, anche a prescin dere dalle semplificazioni operate nel modello esposto, non vi è quasi difficoltà a cambiare modello, nè per la produzione dei componen ti, nè nella linea di montaggio; in quello delle confezioni da donna, la produzione di compo nenti, cioè dei pezzi tagliati, è altamente flessi bile, mentre l ’ adattare la linea di montaggio a diversi modelli pone qualche problema, seppu re facilmente superabile; nell ’ industria alimen tare la flessibilità è. in genere, molto alta. L ’ analisi di ciò che accade nel settore metal meccanico richiede una attenzione particolare. In linea di massima si può dire che la flessibili tà nella produzione di componenti è più alta di quella nel montaggio: ed è per questo, infatti, che, più spesso che qualunque altra, è appunto la produzione di componenti ad essere espulsa dalla fabbrica. Si noti che, proprio per il tipo di processo produttivo che caratterizza il settore, in questo caso una impresa terzista che produca compo
nenti può facilmente cambiare non solo mo dello, ma comparto: e si intuisce facilmente, infatti, che un produttore di lamiera stampata può facilmente passare dalla produzione di, poniamo, cucine a gas, a quella di scocche per sedili imbottiti. Va ricordato, anche, quanto si è già detto: cioè che la flessibilità è nulla nelle macchine speciali ed è invece molto alta, in genere, nelle macchine utensili a controllo elettronico. La flessibilità della linea, infine, è anch ’ essa molto variabile: è minima, come si è già detto, quando il lavoro è molto parcellizzato, ed è massima quando la linea prevede, per ogni po sto di lavoro, operazioni di lunga durata. E facile notare come, nel corso di questa di scussione, riemergano molte delle osservazioni già fatte nel paragrafo 6, quando si è discussa l ’ influenza della diversificazione dei beni di consumo e dei beni di investimento sul tessuto industriale. E non è un caso che sia così: per ché, in linea di massima, vale la regola genera le che la capacità di adattarsi a prodotti diversi e la capacità di produrre a costi competitivi se rie corte sono, di fatto, sinonimi. Per concludere: l ’ ipotesi che sia possibile cambiare prodotto rapidamente e senza sforzo è senz ’ altro verificata per molte imprese, diffu se in quasi tutti i settori. E ciò è strettamente connesso con la forte inclinazione del tessuto industriale emiliano verso la produzione in se rie corte. Ma quanto è solida questa struttura indu striale? Quanto è capace di resistere alla con correnza estera? E quanto, in particolare, alla concorrenza del terzo mondo? Le principali ragioni di forza di questo tes suto produttivo sono, senza dubbio, le se guenti. Innanzi tutto, la flessibilità nell ’ uso della forza-lavoro. Di questo si è detto a lungo nel paragrafo precedente. Si può aggiungere, qui, che questo carattere della struttura industriale emiliana diventa tanto più importante se viene valutato per contrasto con la rigidità di un tes suto produttivo come quello, per esempio, di Milano, in cui le imprese di grandi dimensioni giocano un ruolo assai maggiore e predomi nante. Inoltre, un secondo punto da tener presente è il buon livello tecnico dei macchinari adotta ti. Molte delle cose che sono state citate sinora operano in questo senso. Si è appena accenna to al regime di flessibilità che impronta di sè questo tessuto: ed esso certamente agevola l ’ introduzione di innovazioni, anche quando
97
Made with FlippingBook - Online catalogs