Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
cole. E vero anche, però, che molti beni, tra quel li che in questo paese sono prodotti in serie corta, sono producibili con una tecnologia re lativamente semplice e sono soggetti alla con correnza dei paesi del terzo mondo. Si pensi al le confezioni o alla maglieria, che possono es sere messe in crisi dalle giacche rumene o dalle magliette indiane, o ai produttori di giocattoli o di cucine, che devono reggere alla concor renza di Hong Kong o della Polonia. In linea di massima, tuttavia, è facile notare che, in molti di questi casi, dai paesi sottosvi luppati provengono prodotti destinati alla fa scia bassa del mercato. Sembra, cioè, che sia possibile almeno op porre una forte resistenza alla concorrenza esercitata da quei paesi, con lo spostarsi a pro durre merci destinate alla fascia media ed alta del mercato. Questo tipo di merci, infatti, so no prodotte con qualche difficoltà da quei pae si: per la lontananza dai consumatori, per la difficoltà a prevederne i gusti, per la bassa pro fessionalità dei lavoratori. (Tutto diverso, naturalmente, sarebbe il di scorso relativo ai beni che le grandi multina zionali producono decentrando le loro fabbri che nei paesi in cui il costo del lavoro è molto basso. Ma questo è un problema generale di tutta l ’ industria dei paesi avanzati, e in questo caso la discussione sui meriti relativi della pro duzione in serie corte o in serie lunghe, in pic cole o grandi imprese, non ha quasi senso). E difatti, se per esempio si esaminano le vi cende del settore ceramica a Sassuolo, o an che, per cercare un caso fuori dell ’ Emilia, del settore tessile a Prato, questo spostamento ver so i prodotti di qualità è notevole e continuo. La storia delle aree monocolturali italiane è appunto la storia di questa successiva qualifi cazione e specializzazione. Potrà accadere, naturalmente, che questo processo conduca ad un restringimento pro gressivo del mercato. E allora, a poco a poco, questi settori dovranno contrarsi, e i lavorato ri che vi sono occupati dovranno trovare occu pazione altrove. Ma il processo sembra essere assai più lento di quanto normalmente si pen si: sia perché è possibile, come è successo a Prato, trovare aree laterali nelle quali recupe rare il terreno perduto; sia perché, come si è detto in un paragrafo precedente, le esigenze del mercato in termini di qualità e di varietà si vanno facendo sempre più forti. A questa lenta espansione dell ’ area del prodotto sofisticato si accompagna, come si è detto, la esigenza di
produrre in serie più corte, e quindi di trovare modi di controllo della forza lavoro diversi da quelli elaborati dal fordismo. E tutto questo, appunto, aumenta lo spazio in cui operano con efficienza le imprese piccole. In conclusione: le relazioni che legano tra loro lunghezza della serie, livello tecnologico ed efficacia della concorrenza esercitata dai paesi meno sviluppati sembrano dipendere da fattori molto diversi l ’ uno dall ’ altro, e che coinvolgono aspetti del processo produttivo molto lontani tra loro. In queste condizioni, per rendere conto dell ’ origine e del funziona mento di una struttura industriale del tipo qui esaminato, occorre tener conto di una gamma assai ricca di fatti e di osservazioni. Così che, forse, per quanto in passato molti di noi vi ab biano fatto riferimento, è il concetto stesso di economia interstiziale che va abbandonato, come troppo povero per coordinare tutti gli elementi necessari ad uno schema capace di in terpretazioni significative. 10. L ’ agricoltura Quali sono i rapporti tra la struttura indu striale prima delineata, e l ’ agricoltura della zo na? Quale tipo di equilibrio si è stabilito fra i due settori? Le risposte sono varie, e vanno cercate a li velli diversi. Occorre, inoltre, introdurre alcu ne distinzioni importanti. L ’ agricoltura della montagna, degli Appen nini che limitano, a Sud, i territori di quasi tut te le provincie, non è riuscita a tenere. Con di verse accentuazioni, la montagna si è spopola ta; solo le attività turistiche, per tagliare in modo molto schematico situazioni assai arti colate, consentono oggi che il reddito pro-ca- pite della montagna non sia troppo inferiore a quello di pianura. A valle, invece, in quella valle padana che include i terreni agricoli più fertili d ’ Italia, la situazione è radicalmente diversa. Qui, come è stato scritto, l ’ agricoltura riesce a «contendere all ’ industria la forza lavoro che le è necessa ria». In pianura, per essere più espliciti, i red diti di molti operatori agricoli, inclusi i brac cianti e i contadini, sono spesso comparabili con quelli degli operai nell ’ industria. Resta, come era prevedibile, una fascia di contadini «poveri», e di contadini che hanno un livello di vita inferiore a quello operaio: importante, quella fascia, se ora, come sembra, comprende più di 1 /3 di coloro che lavorano in agricoltu
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