Problemi della transizione 1980

Il «modello Emilia

fenomeno, che certo agisce in senso contrario. La straordinaria efficienza dei comuni emiliani nel predisporre progetti di intervento, pur complessi e con forti esigenze di coordinamen to; la disponibilità finanziaria a coprire la par te di spesa di competenza locale; la capacità di coinvolgere tutte le forze politiche locali, in cluse quelle democristiane, nel presentare allo Stato le esigenze più pressanti; tutti questi ele menti certamente contrastano — anche se non è possibile sapere quanto efficacemente — quella tendenza alla discriminazione di cui si diceva all ’ inizio. Almeno un caso, per tutti, merita di essere ricordato, a paradigma di questa politica. Il fiume Panaro, che divide per un lungo tratto la provincia di Modena da quella di Bo logna, aveva inondato qualche migliaio di et tari, tutti nella provincia di Modena, durante il 1966, per tre volte nel 1972, e nel 1973. Le inondazioni erano strettamente collegate con la mancata costruzione delle casse di espansio ne, nelle quali avrebbero dovuto trovare sfogo le piene del fiume. Le Amministrazioni provinciali di Modena e di Reggio Emilia avevano, fin dal 1972, ulti mato la redazione di un piano che prevedeva sia gli interventi d ’ urgenza, sia la sistemazione più complessiva del bacino idraulico del Pana ro. Il piano era stato elaborato in collabora zione con i Comuni capocomprensorio delle due provincie. L ’ indirizzo tecnico era stato concordato con il Magistrato per il Po. Il pia no, che in realtà sarebbe stato compito del Mi nistero dei lavori pubblici redigere, era stato trasmesso a quel ministero come contributo autonomo delle due provincie alla elaborazio ne del piano nazionale per il controllo delle ac que previsto dalla legge De Marchi. Il ministe ro aveva fatto proprio il piano presentato. Quando — ed è questo il secondo punto da porre in evidenza, accanto alla solerte efficien za delle amministrazioni locali — nel 1976, il Panaro per la quinta volta inondò le campa gne, il Comune di Modena chiamò a raccolta, sulla piazza centrale della città, i suoi cittadini e quelli dei comuni interessati all ’ alluvione: con la collaborazione di tutti i parlamentari della provincia di Modena lo stanziamento per la costruzione delle casse di espansione, secon do i piani da tempo predisposti, fu concessa dal Ministero dei Lavori Pubblici nel giro di quindici giorni. Per accelerare i tempi, lo stan ziamento fu deciso addirittura con un decreto- legge. Per concludere: anche per le opere pubbli

che, come per i prelievi fiscali, tutti i bilanci re stano da fare. Ma, in complesso, sembra ra gionevole affermare che lo Stato, in questa re gione, è meno presente che in altre; sia in ter mini di prelievo che in termini di spesa. Tutto diverso è il discorso da fare relativa mente agli Enti Locali: dai Comuni, che sono stati i veri centri motori della attività ammini strativa, alla Regione, che, anche per la sua re cente istituzione, ha giocato un ruolo meno ri levante e secondario. Non v ’ è dubbio, infatti, che l ’ efficienza delle amministrazioni locali eleva sensibilmente il salario reale dei lavoratori, ed in qualche mo do contribuisce a migliorare ciò che si usa chiamare la «qualità della vita». Tra tutte le difficoltà derivanti dalla man canza di una legislazione nazionale precisa; forzando spesso, sulla base di una scelta politi ca dichiarata, la lettera di quella legislazione; utilizzando spazi di iniziativa anche minimi, questi comuni riescono a «far politica» in un modo che non ha confronto in Italia. Almeno due settori di intervento devono es sere citati. Il primo è quello dei servizi sociali. E con viene ricordare, per avere la misura dei risulta ti raggiunti, che a Reggio e a Modena gli asili nido e le scuole materne disponibili consento no, in sostanza, di accettare tutte le domande di ammissione. Un dato eloquente, citato da Capecchi e Pugliese, è il seguente: a Bologna i posti negli asili nido sono pari al 25% dei bambini in età; e i posti nelle scuole materne sono pari al 65% dei bambini in età; a Napoli le cifre corrispondenti sono l ’ 1 ,5% ed il 4%. Il secondo è quello relativo al controllo della speculazione edilizia e alla pianificazione delle città. Dopo alcuni errori iniziali, compiuti duran te i primi anni 1960, in cui erano stati appro vati piani regolatori che prevedevano fortissi mi incrementi di popolazione, si è optato per una politica di contenimento demografico. E si è fatto uso di tutti gli strumenti possibili, dalla legge 163 alla legge 865, per controllare i prezzi delle aree edificabili. Si sono usati espropri e convenzioni, minacce e blandizie verso i proprietari fondiari. Ne è derivato il fatto che oggi, tra tutte le città d ’ Italia, le città emiliane sono quelle in cui più ampia è la quo ta di edilizia convenzionata, e più basso il prezzo degli alloggi. I nuovi quartieri spesso non sono architettonicamente pregevoli: ma la superficie a verde per abitante è certamente molto elevata.

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