Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

operai. Per quanto agile alla mediazione, in fatti, il sistema di relazioni industriali che vi regna impone al padronato rigidità notevoli. Altrettanto notevoli, se si tiene presente quan to si è detto prima, ed estese a fabbriche più piccole,di quelle presenti in tutte le grandi fab briche del Paese. Qui, appunto, trova il suo ruolo quell ’ altra fascia di imprese e di lavoratori cui prima si è accennato, e che è stata definita secondaria. Questa area, come ormai tante ricerche hanno mostrato, ha tecnologie elevate, certamente non inferiori a quelle che sarebbero usate in fabbriche grandi, capaci di competere sul mer cato internazionale; ha buone capacità di in novazione, e forti capacità di vendita, anche se è possibile migliorarle ancora, attraverso varie iniziative; ed in periodo di espansione della domanda paga, se si eccettua un gruppo, tal volta consistente, di lavoratori marginali, qua si gli stessi salari dell ’ altra area. In realtà, quindi, il vero ruolo di questo sot toinsieme di imprese piccole, almeno sino a quando il sistema continua ad espandersi, non è quello di estorcere forza-lavoro a basso prez zo, e di consentire attraverso una diminuzione del costo del lavoro l ’ utilizzazione di macchi nari arretrati; il ruolo di queste imprese, inve ce, è quello di ridare flessibilità nell ’ uso della forza-lavoro a tutto l ’ insieme delle imprese della regione. Il riferimento principale è il meccanismo già descritto: quello per cui, in un tessuto indu striale fortemente disintegrato, le crisi d ’ im presa sono assai più tenui. Infine, l ’ ultima valvola attraverso la quale il sistema, nel suo complesso, fugge alla rigidità imposta dal sindacato nelle fabbriche maggio ri, è rappresentata dal lavoro commissionato alle altre regioni; in esse le caratteristiche se condarie del mercato del lavoro sono ulterior mente esaltate. In questo caso i salari sono spesso più bassi che quelli previsti dal contrat to nazionale, e qui, talvolta, anche se non nel la maggioranza dei casi, il risparmio sui salari consente l ’ uso di tecnologie arretrate. Tutto questo si svolge sotto l ’ occhio vigile degli Enti Locali, il cui operare, come si è det to, contribuisce ad aumentare il salario reale, e a migliorare la qualità della vita. E, probabil mente, mentre lo Stato, nel bene e nel male, gioca un ruolo minore che nelle altre regioni. Questo complesso apparato produttivo of fre ai lavoratori, come si è visto, una articola zione di scelte e di occasioni molto ampia: ai più abili la possibilità di lavorare in proprio;

Ma non è solo questo lo spazio di iniziativa dei comuni. Seppure con ritardo si tenta, per quanto è possibile, una politica contro gli in quinamenti; si costruisce una rete di consultori per l ’ igiene mentale e di consultori familiari; si prendono iniziative culturali di ogni tipo, che vanno dalla produzione in proprio di spettaco li lirici e di prosa, alla organizzazione di con certi rock; si tenta, infine, soprattutto in questi ultimi anni, una politica di riuso di quei centri storici che sono ormai da anni chiusi al traffico automobilistico. A questi interventi se ne aggiungono altri, che incidono più direttamente sul saggio di profitto delle imprese. Quella stessa politica delle aree che tiene sotto controllo i prezzi del le case di abitazione, infatti, attraverso la pia nificazione di villaggi artigiani, rende possibile alle imprese minori l ’ acquisizione di capanno ni industriali a prezzi relativamente bassi, e di queste imprese, quindi, facilita grandemente la crescita. 12. L ’ interpretazione complessiva Quale morale è possibile trarre da questo quadro? Quale è l ’ interpretazione complessiva che dell ’ economia di questa regione è possibile dare? Si può, a questo punto, tentare di ricompor re il quadro complessivo: quello che risulta dai tasselli che sino ad ora sono stati esaminati se paratamente. Vi è, in questa regione, una agricoltura che è uscita molto forte dalla riorganizzazione af frontata durante gli anni 1960 e 1970. Con sacche di forza-lavoro debole: prima di tutto i contadini poveri, quelli che non hanno avuto forza sufficiente per fondare la loro azienda sulle rovine della mezzadria. Ma queste sacche sono destinate, con l ’ andar degli anni, a scom parire. Il mercato del lavoro regionale è trop po teso perché possa consentire segmentazio ni, se si tratta di individui giovani, e quindi ca paci di apprendere qualsiasi lavoro. La presen za di cooperative di trasformazione dei pro dotti agricoli rende questo tessuto produttivo assai coeso, e certo più resistente alle crisi che altrove. Vi è anche una fascia industriale, con carat teristiche primarie, molto forte. In linea di massima con tecnologie avanzate, capacità di innovazione, salari alti, e forte presenza sinda cale. L ’ unico vero limite di questa porzione del tessuto industriale è la non licenziabilità degli

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